Il TAR ha dato ragione al Governo che impone alle imprese produttrici di pasta di indicare l’origine del grano sulle etichette. Cosa succede e cosa cambia questa decisione?

RIMANIAMO FIDUCIOSI che la Commissione Europea intervenga a sanzionare la decisione del Governo italiano, perché tradisce i principi del Libero Commercio su cui si fonda l’Unione stessa come peraltro indicato nei Trattati istitutivi. Vista la complicata situazione dell’Unione Europea, è difficile credere che le istituzioni comunitarie intervengano. Tuttavia sarebbe una soluzione auspicabile.

I CONSUMATORI compreranno pasta italiana convinti sia migliore. Questo è FALSO e rappresenta una distorsione della realtà. La qualità della pasta non dipende dall’origine del grano. Come abbiamo dimostrato, leggi qui, i pastai acquistano grano dall’estero perché è mediamente di qualità migliore ed è parte di un processo di produzione organizzativamente meglio gestito. Oltretutto l’Italia ha bisogno di importare il 40% del grano per sopperire al proprio fabbisogno.

GLI AGRICOLTORI sono stati ILLUSI che con questo decreto protezionista le cose andranno meglio. FALSO anche questo. Continueranno ad operare in un settore che deve essere riformato da 60 anni. Non aumenteranno la produttività né la qualità e non miglioreranno i processi.

INNOVAZIONE NEGATA  da un decreto che spingerà gli agricoltori a non investire e a continuare a lavorare come una volta.

ITALIA PROTEZIONISTA e ostile al libero commercio. Il decreto vuole penalizzare l’import di grano per favorire il prodotto nazionale, ma l’effetto che si otterrà sarà totalmente l’opposto ossia deprimere le esportazioni (non si produce grano sufficiente e quello prodotto è di qualità mediocre) e peggiorare i rapporti con tutti i partner commerciali.

LE CONSEGUENZE per il libero commercio potrebbero essere devastanti. USA e Canada sarebbero nelle condizioni di alzare ulteriormente dazi sull’import di pasta italiana o quantomeno, complicarne il commercio. Perché no?

I PASTAI SONO LA VERA L’ECCELLENZA ITALIANA mentre con questo decreto si favoriscono le corporazioni che portano voti, ma peggiorano il sistema produttivo italiano.

UN GOVERNO attento alle esigenze dei suoi prodotti avrebbe dovuto riformare il settore agricolo per aiutare gli agricoltori a produrre più grano, e grano migliore, per renderlo competitivo a livello mondiale. Avrebbe favorito l’innovazione e premiato gli investimenti delle imprese che esportano l’eccellenza italiana.

Il mondo va da una parte, noi sempre più dall’altra.

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PNR