di Pietro Paganini
La Stampa, 24 novembre 2017

Entro il 2022 avremo il 5G anche in Italia. Il governo ha finalmente chiesto alle tv di liberare le frequenze necessarie per la rete di quinta generazione.
Se va bene, il ritardo con i Paesi Ue sarà solo di due anni.

Il 5G è un’innovazione radicale rispetto a standard precedenti (4G, 3G, etc.): maggiore velocità della banda, ma soprattutto latenza (velocità di risposta) ridotta quasi allo zero, e rete intelligente (gestione del traffico dati e degli oggetti connessi). Con lo standard 5G matureranno i servizi dell’Internet delle Cose (IoT), dell’industria 4.0, della realtà aumentata e dell’intelligenza artificiale, che sono altrimenti impossibili con gli standard attuali.

Paganini Non Ripete - e-zine Road to the Future

The weekly e-zine that analyzes economic and social facts, elaborates and shares ideas, helps anticipating the future.

Nasceranno nuove imprese, si creeranno nuovi posti di lavoro, e prolifererà l’innovazione di cui beneficeremo tutti noi. Tutto questo però, sarà possibile se – e solo se – le frequenze dedicate al 5G saranno accessibili ad un numero sempre maggiore di attori. L’utilizzo dello spettro dovrà servire infatti, per favorire la concorrenza e non per conservare le condizioni presenti.

Per ora il governo ha deciso di assegnare le frequenze affidandosi al metodo tradizionale delle aste: gli operatori mobili (2018) faranno la loro offerta per aggiudicarsi una parte dello spettro.

L’asta è per il governo il modo più rapido per raccattare risorse: tra 2,5 e 4 miliardi che servirebbero a – vedi legge di bilancio – ridurre il debito. Ma è un freno per l’innovazione. Gli operatori potrebbero infatti raffreddare gli investimenti per la creazione di nuovi servizi. In altre parole, continuerebbero ad utilizzare la rete in modo convenzionale.

Le ragioni sono tre: hanno già investito tanto nell’ asta; si trovano in una situazione di oligopolio; il modello di business è ancora concentrato sulla banda larga mobile per il mercato residenziale. A rimetterci saremmo noi utenti e il sistema paese che si ritroverebbe con un 5G timido: più veloce del 4G ma avaro di servizi e di opportunità per IoT e industria 4.0.

Esiste un’alternativa alle aste? Sì. Se il governo fosse più lungimirante e coraggioso, potrebbe decidere di aprire lo spettro non solo agli operatori mobili ma a tutti quelli che sono interessati ad utilizzarlo per sviluppare nuove soluzioni (IoT, industria 4.0, etc.).

Come? Assegnando la gestione delle frequenze ad un soggetto indipendente che ha l’obiettivo di fornire la rivendita dello spettro a tutti gli operatori che ne fanno richiesta. Il gestore delle frequenze non sarebbe in concorrenza né con gli operatori mobili tradizionali né con i nuovi player che volessero fare uso delle frequenze.

I vantaggi immediati sarebbero tre:

  1. Gli operatori mobili sarebbero incentivati ad investire su nuovi servizi quello che hanno risparmiato evitando l’asta;
  2. Operatori attivi in altri settori industriali sarebbero attratti dalle frequenze per migliorare loro offerta;
  3. Nascerebbero nuove imprese ad alto contenuto di innovazione.

Lo spettro libero genererebbe un circolo virtuoso che porterebbe beneficio agli utenti. Per non terrorizzare i liberali come chi scrive, il soggetto esterno a cui affidare la gestione dello spettro e dell’infrastruttura potrebbe essere individuato tramite gara. Il governo e il gestore potrebbero incassare una commissione sui ricavi da tutti i player che utilizzano le frequenze: meglio funziona l’infrastruttura, più cresce il mercato, più si sviluppa il 5G, più si incassa. Questa proposta alte rnativa è discutibile, e vuole sollecitare, in vista delle prossime elezioni, un dibattito che rimetta l’innovazione al centro dell’ agenda politica.

Il consenso non si costruisce conservando interessi esistenti – seppure legittimi – ma favorendo un ecosistema che faciliti l’entrata sul mercato di nuovi soggetti, crei nuovi posti di lavoro, stimoli l’innovazione, e soprattutto metta i nostri figli nelle condizioni di vivere appieno lo sviluppo tecnologico e quindi economico e sociale.

LA_STAMPA_24-11-2017

Author

PNR