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Presidente USA Cosa Cambia per Noi – Radio Radicale – Pietro Paganini

Ho partecipato allo Spazio Transnazionale su Radio Radicale per commentare il post elezioni americane. Ho avuto il piacere di confrontarmi con Francesco Semprini inviato de La Stampa a Washington D. C nel programma Spazio Transnazionale condotto da Francesco De Leo
 

Puoi riascoltare il mio intervento qui Presidente USA Cosa Cambia

 
O direttamente dalla pagina Spotify di Spazio Transnazionale >>>
 
Questi sono alcuni dei concetti che ho espresso che ho riassunto e pubblicato per The Italian Times che puoi rileggere anche qui >>>

ELEZIONI USA AMERICA DIVISA – STATI DISUNITI D’AMERICA

Joe Biden sarà il presidente della conciliazione. Gli spetta il compito molto difficile di riunire gli Stati Disuniti d’America. Le recenti elezioni infatti, hanno confermato la profonda divisione che sta spaccando la Democrazia Liberale americana.

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Il Senato, molto probabilmente (dopo il voto in Georgia di Gennaio), avrà prevalenza repubblicana (significativa per bloccare le scelte presidenziali più radicali).

La Camera bassa conserva a fatica la prevalenza democratica ma i repubblicani hanno guadagnato seggi.

Gli esiti degli oltre 100 referendum statali hanno spesso, sorprendentemente, disatteso la tradizione politica e ideologica locale (la richiesta di maggiori diritti per i rider è stata bocciata nella California blu, così come è successo con l’abolizione della tassa piatta nel democratico Illinois).

Gli elettori sono sempre più polarizzati su posizioni spesso anti sistema e anti establishment formando coalizioni variabili che superano i principi dei movimenti politici tradizionali e quindi dei due partiti ombrello, Democratico e Repubblicano.

Il Presidente Biden prevale nel voto popolare (risultato storico di quasi 75 milioni di voti) ma supera a fatica la soglia dei 270 grandi elettori. Al Presidente Trump mancano 4 milioni di voti popolari (quelli in California?) nonostante il risultato sia storico. Trump ha di fatto, guadagnato voti. Trump ha conquistato voti tra le minoranze, latina e afroamericana (come in Florida), ma ha perso quello di diversi repubblicani (sarebbe interessante sapere quanto hanno pesato) e tra le donne, anche bianche.

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La maggior parte dei sondaggi hanno fallito. Hanno previsto un’Onda Blu che non c’è stata, fatta eccezione per qualche Stato. I sondaggisti dovranno riflettere sui metodi di analisi e previsione, ma soprattutto sui cambiamenti psico-sociali: perché così pochi americani si sono espressi a favore di Trump? È solo timidezza e pudore o pochi sono disposti a farsi intervistare per più di pochi minuti, soprattutto tra i giovani?

I media hanno continuato a servirsi dei sondaggi mancando di fornire ai cittadini informazioni sufficientemente oggettive per formarsi una propria opinione.

La censura delle parole (anche insensate) del Presidente Trump non è un servizio ai cittadini, è piuttosto una sentenza politica. Al Presidente Trump va riconosciuto il merito, seppure smodato e volgare, di aver avuto la forza di criticare l’atteggiamento conformista dei media. Il rischio è che con una Presidenza tradizionalista continuino il lavoro egemonico ben raccontato da Chomsky.

Per gli analisti americani la Democrazia ha funzionato, o meglio sta funzionando. Vero, ogni voto conta. Ma è altrettanto vero che, al netto della pandemia, il voto per posta ha dimostrato di avere grossi limiti, risolvibili nel tempo.

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Più complessa sarebbe la riforma del sistema elettorale per le Presidenziali che vorrebbero soprattutto i Democratici (dopo la sconfitta della Clinton, chissà se vale anche dopo la vittoria di Biden?). L’incoerenza tra grandi elettori e voto popolare è evidente, ma ha radici storiche profonde e risponde a un’idea di equa rappresentanza. Ha ancora senso oggi? Il voto popolare allargherebbe ulteriormente la frattura tra città e periferia, tra Stati delle costa e del centro?

Il Presidente Biden dovrà rispondere alle richieste o meglio alle promesse fatte all’ala sempre più forte della sinistra Liberal e radicale. La Vice Presidente Harris avrà il compito di assicurarsi che non sfuggano a un Presidente tradizionalmente centrista. Ma, con questo Senato repubblicano, e con una Camera bassa  più debole, Biden dovrà negoziare, mediare, e rinunciare a molto.

Rileggendo il suo curriculum, non ci sono dubbi che questo è migliore terreno per il nuovo Presidente: stare al centro e negoziare, trovare i giusti compromessi. Lo farà in compagnia di una squadra di democratici e repubblicani che sono veterani nella Capitale Washington. Questo spiega perché già in tanti, tra i più tradizionalisti del GOP, hanno sostanzialmente abbandonato Trump. Ne sostengono l’intento di ricontare, ma sono pragmaticamente concentrati a prendersi il senato e ad assicurare ai propri elettori di non riformare troppo quanto la precedente amministrazione gli ha dato: riforma fiscale.

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Sarà un’amministrazione di mezzo, che forse scontenterà molti tra i democratici e fomenterà molti tra i trumpiani.

O forse, sarà capace di ripensare l’America e riavvicinare tutti, anche se difficile che questo succeda. L’America è al bivio, ma con questa amministrazione sembra più una rotonda, intorno alla quale girare senza prendere una vera direzione. Dei piani per il futuro discuteremo con la prossima analisi.

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PNR