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Il Taglio: La Sceneggiata del Referendum -PNR 162 – Pietro Paganini 

Meglio tagliare i parlamentari. Con il referendum si minaccia il parlamentarismo. I referendari sono confusi: tatticismi esasperati e troppi interessi divergenti. Rischia di essere la solita sceneggiata di una politica priva di contenuti ed ostile al metodo Liberale. Scopriamo perché >>>
 
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Il Taglio: La Sceneggiata del Referendum 
65 Senatori hanno firmato per il Referendum – ex art.138 della Costituzione – con cui si vorrebbe bloccare la legge sul taglio dei parlamentari fino a 400 Deputati e 200 Senatori. Le ragioni dei promotori sono piuttosto ambigue e contrastano tra loro.
PERCHÈ È IMPORTANTE?   Per i referendari solo i cittadini – attraverso il Referendum – possono tagliare i parlamentari. È una tesi sbagliata e illiberale
Si svilisce la democrazia rappresentativa (una legge approvata dal Parlamento non basterebbe e per promulgarla ci vorrebbe  una conferma referendaria). Si corrode il parlamentarismo, dato che un referendum ex art.138 è  legittimo solo per chi non condivide la legge votata e cerca di non farla promulgare.  
ALTRIMENTI…   sono manovre dilatorie e costose, estranee al metodo Liberale (specie per chi l’ha votata). Per Berlusconi infatti, il Parlamento oggi non esprime la volontà dei cittadini (nonostante duri 5 anni).
IL TAGLIO NON È   una mutilazione della democrazia. 
IL TAGLIO NON PROMUOVE LE ELITE   che nulla hanno a che fare con il numero degli eletti. Le elite burocratiche e finanziarie si formano proprio con lo staccarsi dagli elettori. 
IL TAGLIO NON FAVORISCE L’ANTIPOLITICA   perchè non scalfisce il senso e il funzionamento della democrazia parlamentare. Semmai il taglio è un colpo ai privilegi di chi segue poco il lavoro in aula. Minaccia le abitudini di certi piccoli partiti che si insinuano  nei resti elettorali per rimediare qualche seggio. Del resto, perfino dopo il taglio, il numero di eletti rispetto agli elettori è ancora più alto di quello esistente nel resto del mondo (vedi grafico). 
CONTRADDIZIONI   I Radicali hanno sostenuto la raccolta definendo il taglio un vulnus alla democrazia parlamentare
I tre firmatari del M5S (Giarrusso, Di Marzio e Maricotti) hanno votato a favore del taglio, ma ora sostengono che con il referendum la riforma voluta dai 5 Stelle guadagnerà ulteriore dignità tra i cittadini. 
Un altro firmatario, il Sen. Nannicini (PD), ha annunciato l’arrivo a quota 65 con una complessa dichiarazione in cui afferma che  la raccolta da il tempo per approvare altre modifiche costituzionali, concordate nella maggioranza del Conte2, così completando la modifica avviata con il taglio (che è la tesi con cui il PD ha motivato il  suo SI nella quarta votazione alla Camera, dopo aver votato contro le tre volte precedenti).
LA LOGICA MONCA   le 65 firme sono per ora in cassaforte al Senato ma mancano ancora 4 settimane alla scadenza del termine per la richiesta di cui all’art. 138 . Dunque sono sempre possibili novità, sia sopra che sotto la soglia minima, dal momento che delle 65 firme, oltre le 3 del M5S, 41 sono di FI (al quarto voto pro  taglio), 7  del PD (come FI), 2 della Lega (i senatori Grassi e Urraro usciti dal M5S a metà dicembre, mentre Lega e FdL sempre per il SI al taglio), 2 di IV (Garavini e Nencini origine PD), 10 del Misto (di varia origine). Quindi non è certo quante saranno le firme presentate in Cassazione.
Il tema non è ben definito e rischia ancora una volta, di confondere i cittadini a cui sorge il dubbio che il mancato taglio sia solo una questione di poltrone. La solita sceneggiata!!!
Il Taglio: La Sceneggiata del Referendum -PNR 162 – Pietro Paganini 
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PNR