Intelligenza Artificiale: Istruzioni per l’UsoRiccardo Rossotto#PNR65

Ci sono dei momenti nella storia recente dell’umanità in cui certe parole diventano di moda. Improvvisamente un lessico tipico di pochi addetti ai lavori diventa linguaggio comune. Tutti ci occupiamo e discutiamo usando termini fino a pochi giorni prima assolutamente sconosciuti. Vi ricorderete, senza dubbio, dello spread, negli anni della crisi finanziaria con l’indice che saliva drammaticamente ogni giorno, diventato il protagonista dei nostri incubi notturni e dei nostri confronti al bar, al ristorante, allo stadio in qualsiasi sito incontrassimo amici o anche solo conoscenti. Bene! Oggi non si può non parlare di Intelligenza Artificiale (“I.A.”) o, meglio, Artificial Intelligence all’inglese. I.A. ha preso il posto dello spread e riempie le nostre letture, i nostri sogni ma soprattutto le nostre angosce per il futuro. Quella che apparentemente doveva essere una delle tante evoluzioni tecnologiche della società digitale sta diventando il Tema, con la T maiuscola, del nostro avvenire a breve. Con il rischio che una affascinante innovazione, tutta da gestire però, sia socialmente, sia giuridicamente, possa diventare una Stupidità Artificiale: una occasione sprecata. Una sfida mancata. Una rivoluzione non gestita e indirizzata ma soltanto bovinamente subita dagli umani.

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Proprio per cercare di capirne meglio contenuti e contorni, negli ultimi 12 mesi abbiamo avuto modo di approfondire, nel nostro blog denominato Pickett, molti aspetti di questa tematica stimolante e complessa, con alcuni lati ancora oscuri. Abbiamo cercato di affrontare il tema da vari e diversi angoli di lettura e da prospettive variegate e, a volte, apparentemente lontane.

Intelligenza Artificiale: Istruzioni per l’UsoRiccardo Rossotto#PNR65

All’inizio ci siamo occupati degli impatti che l’avvento dei robot potrebbe avere per la comunità degli umani ( Le conseguenza di una rivoluzione ). Poi, reduci da un interessante incontro con uno dei “guru” della materia, professore alla prestigiosa MIT di Boston, abbiamo raccontato degli esempi concreti ed inquietanti di dove i produttori di robot sono arrivati come sofisticazione tecnologica e informatica (Ma allora sono davvero autonomi! e Ma allora sono davvero autonomi! (2) ).

Ci siamo posti di conseguenza un tema strategico collegato all’avvento dell’I.A.: come immaginare una gestione sostenibile della moltitudine di umani che rimarranno senza un posto di lavoro a causa del sempre più massiccio utilizzo dei robot (secondo alcune previsioni fin dal 2030 la maggioranza degli addetti nel settore metalmeccanico sarà formata da macchine!). Sul punto abbiamo raccontato la genesi di un esperimento analogo accaduto in Alaska ai tempi della crisi petrolifera degli anni ’80-’90 ( Reddito universale per i disoccupati causati dall’Intelligenza Artificiale ).

Come cercare quindi un giusto e socialmente sostenibile equilibrio tra i plus e i minus di questa rivoluzione in pieno svolgimento? ( Come districarci nella matassa degli incubi/speranze dell’Intelligenza Artificiale ).

Un contributo al dibattito lo ha fornito anche Papa Francesco con un lucido e provocatorio messaggio inviato ai Grandi della Terra riuniti a Davos per il meeting annuale 2018 sullo stato dell’economia mondiale ( Grazie Francesco! ).

Quale potrebbe essere il risvolto della I.A. nelle relazioni internazionali delle Nazioni? Abbiamo cercato una risposta, entrando nella quasi fantascienza degli scenari futuri, con gli eserciti formati da robot e non più da umani. ( L’I.A. favorirà lo scatenarsi di nuovi conflitti? )

Alberto Contri ha voluto entrare nel merito dei presunti straordinari vantaggi per l’umanità derivanti proprio dalla I.A., chiedendosi alla fine del ragionamento se ne valga davvero la pena: “È tutto oro quello che luccica?

Christopher Nolan, fratello del più famoso Jonathan, regista del film Dunkirk, ci ha lanciato un grido d’allarme forte e chiaro “Fermiamoci prima che sia troppo tardi. L’autore della fortunata serie televisiva americana Westworld (ambientata in un parco di divertimenti in un imprecisato “domani” abitato da robot con una fisionomia identica agli umani che diventano vittime – fino a quando? – di atroci soprusi compiuti da visitatori paganti appartenenti alla nostra specie), ci fornisce un terrificante affresco delle nefandezze umane che, abbattuta ogni soglia etica, scaricano sui robot a loro somiglianti odio, violenza, rabbia e sadismo.

La nostra inchiesta si è per ora fermata al racconto di due esempi concreti, uno negli Stati Uniti, la società Levi Strauss famosa nel mondo per i suoi blue jeans, e uno in Italia, la Piazza dei Mestieri di Torino, che ci segnalano come sia possibile attrezzarci preventivamente agli effetti della I.A., programmando un nuovo tipo di formazione dei nostri giovani rivolta verso i nuovi mestieri utili nel nuovo mondo che sarà abitato da umani ma anche da molti robot.

Intelligenza Artificiale: Istruzioni per l’UsoRiccardo Rossotto

Un’istruttiva lezione sul come reagire proattivamente alla trasformazione in atto, pensando al futuro e alle nuove opportunità di lavoro scaturenti proprio dalla rivoluzione in corso.

Quali “transitorie” conclusioni-riflessioni si possono trarre da questa prima analisi delle varie sfaccettature di questo quasi ignoto futuro che ci aspetta? Proviamo a farne una sintesi sistematizzata.

  1. Non adagiamoci sull’affermazione che già in passato di fronte a scoperte innovative e traumatizzanti, l’essere umano ha reagito, cavalcando la rivoluzione tecnologica e trovando soluzioni virtuose in termini di nuovi posti di lavoro sostitutivi di quelli obsoleti. Questa volta il tema è diverso, più complesso e da affrontare con categorie concettuali nuove e visionarie.
  2. La sbornia tecnologica sia compensata da una avveduta politica normativa che disciplini il fenomeno inchiodando gli attori del presunto progresso alle loro responsabilità giuridiche, sociali ed etiche.
  3. L’esempio dell’Alaska da un lato (“padre” dell’attuale proposta di reddito di cittadinanza) e della Levi Strauss e della Piazza dei Mestieri dall’altro lato, ci dimostrano come ci siano spazi, competenze ed esperienze per reagire alla I.A. in modo attivo, lucido e visionario, gestendo gli squilibri causati dall’avvento dei robot, sostituti di molti lavoratori umani.
  4. I film di fantascienza ci hanno messo più volte di fronte a degli scenari sui quali abbiamo partecipato emotivamente, sorriso o avuto paura. Ora quella che sembrava una realtà virtuale, una finzione cinematografica, sta diventando una realtà “reale”. Siamo ancora in tempo per reagire; fermarci “un attimo”; provare a ragionare lucidamente e prospetticamente. Auspicabilmente non a livello individuale, non da comunità isolata e assediata, ma da esseri umani che, a prescindere dalle bandiere, dalle nazioni di appartenenza, si uniscono, fanno sistema e condividono un piano di gestione attiva di questo nuovo e inarrestabile sviluppo tecnologico. Senza miopie, velleitarismi, isterie fondamentaliste in un senso o nell’altro. Bisogna inquadrare il problema, dargli una corretta qualificazione giuridica con le inerenti responsabilità civili e penali; stimare il costo sociale, auspicabilmente transitorio e rotativo, dei nuovi disoccupati da formare e ricollocare in nuove attività con nuovi mestieri e professioni; far pagare almeno una parte rilevante, di questo colossale costo nuovo e collegato, ai soggetti che da questa rivoluzione ritroveranno maggiori profitti.
  5. Last but not … least: rioccupiamoci della nostra centralità, del nostro pensiero e delle nostre emozioni e sentimenti. Le macchine e i robot, per intelligenti che siano, non le potranno mai possedere. Così vinceremo questa ulteriore battaglia dell’evoluzione della nostra specie.

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PNR