di Benedetta Fiani

“Non perdere tempo!”, “Chi dorme non piglia pesci!”.

Chissà quante volte ce lo siamo sentiti ripetere dai nostri genitori, come se perdere tempo fosse una questione di vita o di morte. Come se ci fosse sempre qualcosa di più importante da fare, come se quella manciata di minuti trascorsi seduti sul letto a guardarsi le scarpe, fossero davvero minuti persi. Ma volente o nolente, l’impellenza di dover occupare il nostro tempo ci è rimasta attaccata addosso, e se non lo facciamo iniziamo a sentire che il tempo ci sfugge dalle mani, e così un po’ anche la vita e prendiamo l’abitudine di occupare anche il tempo libero con attività frenetiche, che si accavallano, e piano piano ci accorgiamo che non abbiamo più nemmeno il tempo di stare seduti al letto un quarto d’ora a guardarsi le scarpe.

Paganini Non Ripete - e-zine Road to the Future

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Alimentare l’iper-responsabilità e l’intolleranza alla noia

Ricordo perfettamente che da piccola, alla domanda dei miei genitori: “cosa ti va di fare dopo aver finito i compiti?” rispondevo sempre “niente”. Eppure un po’ di sana accidia non mi ha trasformata in un mostro improduttivo e sfaccendato. Non so cosa sia cambiato negli anni ma oggi i bambini sono impegnati con la scuola, le lezioni di inglese, di pianoforte, di tennis, di pittura (giuro che esistono), di cavallo, di cucina (di nuovo, giuro esistono anche quelle), e non mi stupirei se a quattordici anni fossero in grado di guidare uno shuttle della NASA. Eppure tutta questa pressione alla produttività può essere un’arma a doppio taglio: l’iper-responsabilità sfocia nell’ansia, nel perfezionismo, nell’insicurezza e nella bassa autostima, ma soprattutto rende i bambini intolleranti alla noia. Perdere tempo stimola la creatività, permette ai bambini di adattarsi al mondo circostante e di inventarsi. E di stare bene (anche) da soli.

Reattivi 24/7

È naturale che la ricerca della realizzazione personale passi attraverso le attività e il lavoro, ma fino a che punto la controlliamo? La verità, fatevene una ragione, è che non siamo “inutili” se perdiamo tempo. Una volta programmata la nostra settimana attorno agli impegni lavorativi e sociali, sforziamoci di trovare dei momenti da perdere. Sapete perché?

–       Per prendere le distanze da ciò in cui ci vediamo sconfitti;

–       Per sdrammatizzare;

–       Per rilassare la mente e ridurre lo stress;

–       Per riorganizzare le idee;

–       Per distinguere le cose importanti da quelle urgenti.

Se siete tra quelle persone felici di avere sempre qualcosa da fare e che ne hanno bisogno per rendere al meglio, avanti tutta. Ma se, in qualche modo, vi rendete conto che la vostra soddisfazione dipende dal fatto di avere ogni ora del giorno impegnata, piuttosto che dall’attività stessa, date un attimo di respiro a quell’orologio.

In fin dei conti, il tempo “perso” può trasformarsi in tempo “vinto” per noi.

 

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PNR