Siamo stati tra i primi a dire NO alla neutralità della rete (2008)* perché limita la libertà di scelta delle imprese e degli utenti. Ugualmente diciamo no alla così detta neutralità delle piattaforme per le medesime ragioni.

L’idea di neutralità riflette il tentativo storicista di imporre sulla rete quell’idea di mondo perfetto dove i cittadini sono tutti uguali sulla carta. E’ un’idea che ha fallito nella realtà dei fatti e della storia, semplicemente perché ciascun individuo è diverso dagli altri. Politicamente, la proposta di rendere la rete e le piattaforme neutrali è il tentativo – promozionale – di imporre ad imprese e cittadini un modo di vivere e operare.

La libertà che l’On. Stefano Quintarelli propone – sempre a fini promozionali – è la sua, cioè riflette la sua idea anacronistica del mondo. Noi vogliamo la nostra. Vogliamo poter comprare un sistema chiuso. Pur non piacendoci il mercato ci da molti sistemi aperti. Vogliamo poter navigare più velocemente degli altri, perché ci va o semplicemente perché la nostra professione o le mansioni che svogliamo ce lo richiedono. Siamo disposti a pagare per questo. Chi di noi non è disposto, può navigare – il diritto gli è garantito – più lentamente.

Con la neutralità della rete, l’On. Quintarelli voleva imporci di non differenziare i pacchetti di informazione. Per lui la diversità dei servizi è discriminazione. Per noi è libertà purché a tutti sia concesso l’accesso. Così è infatti. Da quella discussione unicamente ideologica ne è uscito un manifesto anacronistico se considerato che arriva quasi 100 anni dopo quello di Lenin. presto imporranno alle compagnie aeree di eliminare gli imbarchi prioritari? Il telepass???

Il mercato delle piattaforme è competitivo tanto che in pochi anni sono comparsi una moltitudine di modelli che proprio grazie alla libera concorrenza hanno consentito di sviluppare settori e servizi nuovi.

La proposta Quintarelli non regge. Già il fatto che sia in contrasto con le regole europee la rende uno sforzo inutile da parte dei suoi sostenitori e una enorme perdita di tempo da parte nostra. Le sfide che ci aspettano e su cui riflettere sono altre. Per esempio quelle dell’automazione e del lavoro, così come del welfare. Qui non ci sono risposte ed è urgente confrontarsi. Come al solito in Italia si finisce per perdersi dietro ai sogni e alla furbizia politica di pochi invece di dedicarsi alle questioni importanti.

L’On. Quintarelli così come la Presidente della Camera e molti altri, vogliono imporci un’idea elitaria dell’eguaglianza ottenendo così i riflettori dei media e delle aziende. Dopo aver fallito nell’analogico, ci provano con le cose connesse. Tra poco ce li troveremo con i robot.

(*) Anticipammo il dibattito in Italia con argomenti scientifici per favorire la libertà di iniziativa e di scelta e quindi la propensione all’innovazione. Era il 2008. Come al solito succede, agli argomenti scientifici si preferirono gli slogan ideologici. Sulla rete neutrale si veda questo commento.

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PNR