100 nomi per combattere il populismo

di Raffaello Morelli

Va di gran moda disperarsi per il pericolo populista. Eppure il pericolo reale non è il populismo in sé ma ciò che lo provoca, cioè la pessima gestione pubblica. Tanti elettori esasperati sono disposti a tutto  pur di liberarsi di chi gestisce le istituzioni per sé e non per i cittadini. Per  combattere il populismo, occorre cominciare dal combattere la pessima gestione. Di cui un carattere grave è la mancanza di trasparenza. Che nasconde ai cittadini i dati per valutare il comportamento di chi li rappresenta e che intesse una cortina dietro cui può succedere ogni cosa.

Prendiamo una scadenza in corso, il salvataggio del Monte dei Paschi.  Di recente il governo italiano ha avuto il sospirato via libera UE per arrivare al fabbisogno di capitale del MdP stimato in 8,8 miliardi tramite una ricapitalizzazione preventiva di 6,6 miliardi senza violare il divieto di aiuti di Stato. Qui sorvolo sulle condizioni imposte dalla UE (conferma BCE della solvibilità MdP,  vendita di 26 miliardi di crediti deteriorati a circa un quinto del facciale per limitare le perdite aziendali,   tetto  di 10 al rapporto tra stipendi degli alti dirigenti MdP e quelli medi dei dipendenti), essendo aspetti tecnici pur importanti. Mi soffermo su un aspetto decisivo per il presente articolo. La somma di quanto erogato nell’ultimo decennio porta  il Tesoro a detenere oltre il 70% del capitale MdP. Nell’ottica liberale non entusiasma. Eppure il disastro economico fatto dai gestori della banca (targati sinistra, DS, Margherita e poi PD) avrebbe avuto conseguenze assai peggiori per tutti, se lo Stato non fosse intervenuto. La questione sta sul come i cittadini riescono a conoscere il mondo MPS di proprietà pubblica per tre quarti. E’ un punto non eludibile nella prospettiva di combattere la  troppo opaca trasparenza. Perciò è urgente accogliere la richiesta di conoscere i primi cento debitori del MPS, avanzata da tempo dal Presidente della Toscana, dal Presidente dell’Associazione Bancaria e dall’economista Zingales. Con FI al Senato che ha detto no a votare la ricapitalizzazione preventiva senza conoscere già quei nomi.

Su tale richiesta c’è stato un fuoco di sbarramento fitto. Soro, dell’Autorità per la Privacy, PD cattolico chiuso,  ha sbandierato la necessità di non violare la riservatezza delle persone fisiche richiedenti un prestito. Con ciò confondendo  i cittadini qualunque con i massimi debitori di un istituto da salvare con i soldi dei cittadini. E due diversi  economisti su due quotidiani di impostazione contrapposta (in teoria), il Fatto e l’Inkiesta, hanno svolto considerazioni analoghe, in sostanza basate sul concetto che conoscere i nomi creerebbe capri espiatori, non coglierebbe le responsabilità dei bancari, non spiegherebbe il quadro economico generale degli avvenimenti. L’importante sarebbe identificare un quadro di responsabilità, anche se difficile quando i principali insolventi sono condivisi tra più istituti. Queste considerazioni non colgono che la richiesta dei 100 nomi grandi debitori non rientra nel polverone giustizialista per affidare ai giudici il compito di sciogliere i nodi penali. Non si capacitano che in un paese ove né le Regioni , né l’ABI, né gli economisti, né tanto meno i cittadini dispongono dei flussi in essere dei dati creditizi (disponibili invece per Banca d’Italia ed organi di vigilanza bancaria), la richiesta serve per dare agli italiani un quadro veritiero di come girano i meccanismi finanziari  e di quali sono le reti effettive di amicizie e di interessi. In altre parole la richiesta dei 100 nomi serve a dare quella trasparenza che non c’è e che è indispensabile quando il gestore è pubblico e si usano  soldi dei cittadini.  Le responsabilità penali non c’entrano. L’obiettivo è migliorare la capacità di giudizio degli elettori anche in assenza di reati. Nella democrazia liberale, il privato non ostacola il cittadino nell’esprimere il suo giudizio civile avendo la massima conoscenza dei fatti.

In materia di trasparenza, un passo avanti importante c’è stato nelle ultime ore con la legge istitutiva della bicamerale di indagine sulle banche. Comprenderà 20 senatori e 20 deputati, durerà un anno e alle sue indagini non sarà opponibile nessun segreto, né d’ufficio, né bancario, né professionale. Ciò in riferimento agli istituti in crisi o finiti in campo pubblico o già sottoposti a risoluzione. Dunque, l’ambito è molto più vasto della richiesta di conoscere i cento nomi dei grandi debitori di MPS. Tuttavia è un ambito assai più complesso, più specialistico e con tempi assai più lunghi (le conclusioni verranno dopo le elezioni politiche). Ne consegue che la bicamerale non intacca la richiesta sui cento grandi debitori di MPS. Che  è un tassello di rilievo nella capacità civile di comprendere ciò che avviene nei veri rapporti e nei reali comportamenti dei coinvolti. Tanti nomi sono circolati, sarebbe essenziale esser certi.

Tra i nomi circolati ne spiccano almeno due. La società Sorgenia della famiglia De Benedetti  ha lasciato 600 milioni di debito, inducendo MPS a  convertire i crediti in azioni dell’azienda e a gestirla (dunque una sorta di cessione programmata). E poi il gruppo Marcegaglia, di cui si dice sia il primo debitore MPS, per più di 2,1 miliardi.  Il gruppo Marcegaglia fa capo ai fratelli Emma e Antonio alla pari  , tra i quali Emma, la maggiore, dopo essere stata dal ‘04 al ‘12  vice e poi Presidente di Confindustria, è stata nominata Presidente ENI ad aprile ‘14  confermata  nel ‘17. In questo ruolo ha potuto presentarsi ai banchieri nella duplice veste di debitrice con l’acqua alla gola e di cliente da sogno. Nella  veste ENI, a primavera 2016, ha guidato le industrie pubbliche ad eleggere sul filo di lana il nuovo Presidente di Confindustria, subito schieratosi, grato, in appoggio alla proposta oligarchica di riforma della Costituzione voluta dal governo. In questa primavera, il gruppo Marcegaglia, in quanto industria italiana, ha fatto parte insieme alla Banca Intesa della cordata franco indiana cui il governo, i primi di giugno, ha assegnato la siderurgia ILVA, nonostante le ritrosie dell’Antitrust UE, il parere negativo dei tecnici e la presenza di un’altra offerta superiore. Le ragioni dell’operazione sono divenute subito chiare poiché il gruppo Marcegaglia sta per cedere gran parte della propria quota nella cordata alla Banca Intesa a scomputo del grosso debito. In conclusione, assegnare l’ILVA ha soddisfatto le esigenze finanziarie di una fedele seguace.

Si vede dunque che avere i nomi certi dei 100 grandi debitori del MPS serve non a cercare capri espiatori di reati inesistenti, bensì per rendere trasparenti,  quando lo Stato salva il MPS,  i criteri di gestione di quel mondo, i nomi coinvolti e il grado di credibilità di chi promette a parole rinnovamento e pulizia. I 100 nomi sarebbero un passo concreto per combattere il populismo e la disaffezione alla politica.

Rai1 – Uno Mattina Estate: In Fuga all’Estero con la Pensione

Attratti dal clima, dal costo della vita inferiore, da interessanti trattamenti fiscali, sono sempre di più i pensionati italiani che emigrano. Medici, avvocati, ma anche impiegati e operai, il sogno è per tutti lo stesso: vivere meglio con la propria pensione. Sono già 470mila i pagamenti che l’Inps spedisce oltre confine: perché ci sono dei paesi dove la loro pensione ‘lievita’ miracolosamente, grazie al potere d’acquisto diverso.

Nel 2014 i pensionati espatriati sono aumentati del 40%. Legittimamente, percepiscono una cifra vicina al lordo della loro pensione e vivono in Paesi che hanno un costo della vita inferiore rispetto al nostro. Le istruzioni dell’Agenzia delle entrate per i residenti all’estero prevedono che i redditi da pensione siano tassati in Italia, tranne che nei Paesi dove ci sono accordi contro la doppia imposizione. Alcuni Paesi hanno visto bene di fare concorrenza al fisco italiano e hanno abbassato l’aliquota sulle pensioni, attirando soprattutto i nostri pensionati. Iscritti al registro dei residenti all’estero anche loro. Nessuno li può accusare di evadere tasse, ma di elusione, magari, sì. Ad esempio se solo la residenza è all’estero mentre la dimora dovesse risultare ancora in Italia.

Senza contare che, con la nuova norma, si potrà creare una banca dati che il fisco potrà utilizzare in caso di una stretta sui pensionati emigrati. Non è fantascienza. Qualche tempo fa il presidente dell’Inps Tito Boeri segnalò l’alto costo per le casse pubbliche del fenomeno e propose di ricalcolare gli assegni dei pensionati all’estero, tagliando la parte retributiva.

Guarda il mio intervento ad Unomattina Estate

Rainews – Studio24: Lo Ius Soli Trasforma il Senato in un Ring

Da ieri in Italia si è tornati a discutere della legge sulla cittadinanza, approvata dalla Camera alla fine del 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato (dove la maggioranza ha numeri molto più risicati). La legge espande i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli. La legge è sostenuta dal Partito Democratico, mentre sono contrarie le principali forze di opposizione: Forza Italia e Lega Nord si oppongono in maniera molto visibile – ieri la Lega ha tenuto una manifestazione di protesta all’interno del Senato – mentre il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi, come già aveva fatto alla Camera.

Come funziona adesso
L’ultima legge sulla cittadinanza, introdotta nel 1992, prevede un’unica modalità di acquisizione chiamata ius sanguinis (dal latino, “diritto di sangue”): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano. Un bambino nato da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”. Questa legge è da tempo considerata carente: esclude per diversi anni dalla cittadinanza e dai suoi benefici decine di migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia, e lega la loro condizioni a quella dei genitori (il cui permesso di soggiorno nel frattempo può scadere, e costringere tutta la famiglia a lasciare il paese).

Cosa cambierebbe
La nuova legge introduce soprattutto due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli (“diritto legato al territorio”) temperato e ius culturae (“diritto legato all’istruzione”).

Lo ius soli puro prevede che chi nasce nel territorio di un certo stato ottenga automaticamente la cittadinanza: ad oggi è valido ad esempio negli Stati Uniti, ma non è previsto in nessuno stato dell’Unione Europea. Lo ius soli “temperato”presente nella legge presentata al Senato prevede invece che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:

– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana

L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il sistema scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivato entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

Un po’ di dati
Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati ISTAT, citato da Repubblica, al momento in Italia ci sono circa 1 milione e 65mila minori stranieri. Moltissimi di questi ragazzi sono figli di genitori da tempo residenti in Italia, oppure hanno già frequentato almeno un ciclo scolastico (a volte le due categorie si sovrappongono). Sempre secondo i calcoli della Fondazione Leone Moressa, al momento i minori nati in Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato l’Italia). Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori perché maggiorenni.

Guarda il mio intervento a Studio24 qui

Per Conoscere, Sosteniamo la Scienza e il Metodo Scientifico

E’ stato presentato ieri, giovedì 15 giugno, presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica, l’appello promosso e sottoscritto da accademici, ricercatori, scienziati, cittadini e politici, a favore della scienza e del metodo sperimentale quale strumento critico per migliorare la conoscenza e stimolare lo sviluppo sociale ed economico. A firmarlo, ad oggi, numerosi scienziati e accademici di fama internazionale, oltre ad alcuni politici tra cui: Maria Chiara Carrozza, Mariastella Gelmini, Luigi Compagna, Raffaello Morelli, Antonio Pileggi, Stefano De Luca, Maurizio Vernassa..

Perché questo appello? Perché il crescente condizionamento delle decisioni dei cittadini attraverso l’emotività e i pregiudizi rischia di limitare le nostre libertà e di ridurre il nostro benessere. Nasce così l’esigenza di una comunità di persone di unirsi per rivendicare un principio sacrosanto: quello dell’importanza della conoscenza scientifica dei fatti che ha portato nei secoli alla nascita della società dell’informazione.

Eppure oggi questa società fa contare sempre meno i fatti e i risultati della scienza, e fa sempre più guidare le scelte dei cittadini dai pregiudizi e dalle emozioni. È stata definita l’epoca della post-verità, proprio in riferimento al suo distacco dai fatti reali.

I cittadini decidono sempre più assumendo per vere informazioni che non lo sono: basta che corrispondano alla personale visione del mondo. Non siamo più abituati, né tantomeno ci viene insegnato a leggere i fatti secondo il metodo sperimentale della scienza ma ci aggrappiamo alle informazioni rientranti nella nostra visione del mondo, senza discuterle, quasi per rafforzare ognuno la propria identità.

Viceversa l’esperienza storica ci insegna che chiudere la propria mente alle reali condizioni del mondo peggiora sempre i rapporti del convivere nella diversità e porta a regredire in termini di libertà e di benessere.

“La scienza è lo strumento con il quale l’uomo ha sviluppato la conoscenza e ci ha permesso di accrescere le nostre condizioni di benessere e prosperità. Paradossalmente, nell’età dell’informazione e di Internet, stregoni moderni che sfruttano le emozioni piuttosto che la ragione sono riusciti ad emarginare la scienza. Promuovere il metodo sperimentale a livello pubblico, partendo dalle scuole, è fondamentale per consentire ai cittadini di compiere scelte libere” – afferma Pietro Paganini, promotore dell’appello insieme alla prof.ssa Maria Chiara Carrozza. A fargli eco la Professoressa Carrozza: “Quella che stiamo vivendo è una fase delicata nella quale sta cambiando molto il rapporto tra capitale e lavoro e dove siamo obbligati a ripensare la scuola e il suo ruolo attraverso un progetto scolastico nuovo capace di proporre una visione globale e di rendere le nuove generazioni più consapevoli e capaci di fare delle scelte”.

“Questo Appello – ha aggiunto Raffaello Morelli, uno dei suoi primissimi promotori – non tratta un argomento settoriale bensì è la componente portante di un’azione politica per mettere al centro della vita democratica il ruolo del cittadino, che avanza le sue proposte in base ai fatti, confligge secondo le regole e sceglie con il voto indirizzi e persone di governo innescando il cambiamento e impedendo le incrostazioni conformiste e oligarchiche”.

Doveroso, infine, secondo il Senatore Luigi Compagna sottoscrivere questo appello “perché richiama ai principi cardine del liberalismo”. “Non dobbiamo permettere – ha detto Compagna – che il diritto alla falsa notizia inquini il funzionamento del diritto alla cittadinanza e quindi l’esercizio della democrazia”, continua Compagna, sottolineando la necessità di rendere più autonome nelle scelte le nuove generazioni. “Credo si debba trasformare il documento in mozione per chiedere al Ministro dell’Istruzione una commissione di alto profilo che inizi a pensare e a introdurre nel dibattito pubblico il fatto di non poter più prescindere dall’adottare il metodo scientifico”.

L’appello contiene un invito a tutti gli insegnanti affinché nell’esercizio delle proprie funzioni utilizzino il metodo critico così da stimolare gli studenti a confutare quanto viene loro trasmesso; un invito a tutte le scuole, al di là delle linee guida ministeriali, affinché sollecitino il dibattito critico sui fatti, piuttosto che la falsificazione delle ipotesi interpretative, e a promuovere percorsi adatti a diffondere il metodo sperimentale, che ad oggi è lo strumento più efficace per rispettare il ritmo del tempo; un invito a tutti i direttori delle testate e gli operatori dei social media, a favorire il controllo dei fatti e il dibattito in base al metodo sperimentale; un invito più generale rivolto a tutti gli italiani che navigano, scambiano opinioni e si confrontano, affinché riflettano prima di esternare i loro assunti, sforzandosi di verificare e confutare quello che hanno letto e sentito, nel segno critico del metodo sperimentale.

Per firmare l’appello clicca qui

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Sei Davvero un Professionista Paperless?

Quanto sei un professionista smart? Hai davvero eliminato la carta dalle tue attività? O non puoi farne a meno? Quanti di voi hanno mai aggiunto commenti digitali ad un PDF e rimandato al mittente per la correzione finale del documento?  
Quanti di voi hanno invece preferito stampare il documento, correggerlo e poi scannerizzarlo? 
 
L’evoluzione dell’ufficio “paperless” è sicuramente un trend che dal 2010 sta modificando la modalità di lavoro nella maggioranza delle organizzazioni. Nel passato in qualsiasi ambito le correzioni venivano attuate solo rivedendo le versioni cartacee dei documenti che venivano poi siglati e scannerizzati. Non solo la pratica danneggia l’ambiente, ma è soprattutto un’attività che presuppone una sostanziale quantità di tempo incidendo sulla reale produttività del dipendente. Lo sviluppo tecnologico di software dedicati alla gestione sicura dei file e della loro condivisione sta rivoluzionando le modalità di modifica dei documenti. 
 
Scetticamente alcuni esperti sottolineano che esistono due tipologie ben differenti di organizzazioni: alcune scannerizzano documenti per conservarli, altre correttamente nei loro processi non utilizzano alcun documento stampato.  Quindi i guru del mondo ICT avvertono che un sistema “paperless” non si identifica solo con un’organizzazione che risparmia carta. Cambiare l’azienda in una direzione di gestione digitale dei documenti deve essere un processo ben definito all’interno della cultura organizzativa. “Paperless culture” è un cambio radicale dei processi lavorativi e i “millennials” appaiono maggiormente predisposti a sostituire libri e documenti cartacei con le tavolette multimediali e le condivisioni cloud. 
 
Il processo per ridurre la carta stampata prevede un’organizzazione del lavoro che presupponga la totale digitalizzazione dalla produzione del documento alla condivisione e conservazione di esso. Alcuni esempi sono sicuramente rappresentati dalla fatturazione digitale, dalla biglietteria elettronica, dalla distribuzione di tablet con e-book e note digitali all’università e dalla condivisione di cataloghi e brochure digitali via email ai clienti.  
 
The Barth Health group, che si occupa della gestione di alcuni ospedali nella zona est di Londra, ha attivato un programma paperless per medici e pazienti. In questi ospedali la produzione di informazioni cliniche e la condivisione digitale con enti locali e governativi rende estremamente più rapida la gestione del paziente sul territorio e il suo percorso clinico sia nella struttura ospedaliera che nella sua vita quotidiana senza utilizzare documenti cartacei.
 Roby

Produttivita’ di Prima Mattina

Secondo gli esperti seguire routine personalizzata i primi 30-60 minuti della giornata può aiutarci ad arrivare nelle migliori condizioni al momento in cui iniziare ad essere produttivi, oltre ad aiutarci ad evitare di sprecare il nostro tempo di prima mattina.

Quante volte soprattutto quando non abbiamo impegni al mattino presto, ci capita di ciondolare per casa senza fare praticamente nulla di utile, piacevole o interessante ?
La nostra routine mattutina sarà un modo per iniziare la giornata con sicurezza, serenità, carica. Possiamo inserire ciò che ci fa stare meglio ma certamente non potranno mancare alcuni step fondamentali.
Seguendo il nostro istinto ed i consigli degli esperti piano possiamo radualmente costruirci la nostra routine, adattandola ai nostri tempi, senza farla diventare un impegno troppo gravoso, anzi considerandola un modo per prenderci cura di noi stessi e del nostro benessere psico-fisico..
Oltre ai 7 minuti di workout  di cui abbiamo parlato, ecco qualche idea:
  • Bevi un bicchiere d’acqua
  • Fai una sana colazione
  • Leggi –  le notizie del giorno, qualche pagina di un libro, un articolo, ascolta un audio libro mentre fai qualcos’altro o ti sposti per andare al lavoro
  • Medita – migliora la concentrazione e combatte lo stress
  • Programma gli obiettivi della giornata, fai un elenco delle tue priorità e del tempo che pensi di dedicare a ciascuna attività
Esistono diverse app gratuite che possono aiutarci a trasformare tutto questo quasi in un gioco.
Pocah 

7 Minuti per il Paradiso

Qui a PNR siamo estimatori, sostenitori e promotori dell’allenamento breve ma intenso, il così detto HIIT. Abbiamo raccontato perché ci piace e perché funziona, portando studi scientifici e anche esempi pratici. Qualche anno fa il NYT ne ha proposto una variante, 7 minuti. Si solo 7 minuti rispetto ai più tradizionali circuiti di 24.
Il NYT prende spunto dallo studio dell’American College of Sports Medicine’s per proporre un circuito di 12 esercizi da svolgere esclusivamente utilizzando il peso del corpo. Non servono altri attrezzi sennonché una sedia e volendo, un tappetino. Il segreto del successo starebbe, come abbiamo più volte spiegato, nell’intensità di esecuzione, che nel caso del circuito da 7 minuti dovrebbe essere di 8/10 nell’apposita scala. Si seguono i 12 esercizi per 30 secondi con 10 di riposo. La maggiorate dei circuiti alterano 20/10, 30/15, 40/20.
Per il vero gli autori dello studio così come i critici suggeriscono che il circuito può essere ripetuto per più volte per ottenere risultati migliori. Questo ci riporta vicino ai 24 minuti degli HIIT classici, come il Tabata.
Abbiamo provato il circuito. Quattro soggetti, un uomo (il sottoscritto) solito al Tabata o a circuiti convenzionali da 24 min (30/15), una donna (allenata ai medesimi circuiti) e due soggetti, donna e uomo abituati agli esercizi tradizionali della palestra che coinvolgono poco cardio, i classici anaerobici. I due allenati, con un’intensità 8/10 sono arrivati con il fiatone al 7 minuto ma con un battito cardiaco ancora relativamente basso (140). Gli altri due sono quasi svenuti, seppure lavorando a 6/10 di intensità. Il battito si avvicinava ai 160.
Cosa significa? Che come tutti gli HIIT anche il circuito da 7 minuti può portare dei risultati inflazione degli obiettivi. Funziona cioè per chi vuole dedicare solo 7 minuti all’esercizio. 7 minuti di HIIT sono decisamente meglio spesi di 7 minuti statici di pesi o di corsa, proprio per l’intensità impiegata. Un circuito di 7 minuti a bassa intensità non produrrebbe risultati.
In conclusione. Suggeriamo l’HIIT o HICT solo a chi ha 7 minuti a disposizione, cioè è pigro o non motivato da arrivare ai 24 più tradizionali. Lo suggeriamo anche a chi è pigro perché gli aprirà le porte per spingersi oltre.

Smart Life, Alla Ricerca di Equilibrio

Quanti di noi si trovano ogni giorno a destreggiarsi per mantenere un soddisfacente equilibrio tra lavoro e il resto della vita? Tutti.
Quanti di noi terminano la propria giornata con la frustrante sensazione di non esserci riusciti e il dubbio di non riuscirci mai? Molti.
E soprattutto … quanti di noi per finiscono per tralasciare l’allenamento per mancanza di tempo ? Troppi.

Visto che è scientificamente dimostrato che l’allenamento contribuisce a migliorare la qualità della vita, il trucco per raggiungere questo prezioso equilibrio sta nell’applicare scientificamente alcune semplici regole:
definiamo le nostre priorità
programmiamo la nostra giornata
rispettiamo la nostra tabella di marcia

Il tempo è denaro, ma non solo. Il tempo serve non solo per lavorare e guadagnare di più, ci consente di dedicarci anche ad altre cose che ci fanno star bene: le relazioni familiari sentimentali e sociali, i nostri passatempi preferiti, lo sport. Impariamo in questo senso a dar valore al nostro tempo, a non sprecarlo, ad essere piu produttivi.

Quali sono le nostre priorità ?
Il lavoro, ok. Ma non di solo lavoro vive l’uomo libero. Quindi dedichiamo il giusto spazio anche al resto. Se l’attività fisica è una di queste, il tempo da dedicarle è sicuramente tempo ben speso. Come quello passato a giocare con i propri figli, leggere, vedere gli amici, semplicemente prendersi qualche minuto per riflettere.
Come impieghiamo il nostro tempo?
Programmare la nostra giornata non vuol dire limitarsi a compilare una lista interminabile di cose da fare per poi esserne sopraffatti. Significa stabilire anche la giusta quantità di tempo da dedicare a ciascuna attività davvero importante nel corso della giornata senza avere il timore di aver tralasciato qualcosa di fondamentale.
Rispettiamo il nostro programma?
Fondamentale imparare a rispettare la tabella di marcia. Impariamo ad essere piu produttivi. Sprechiamo molto piu tempo di quello che pensiamo. Se avremo programmato bene alla fine della giornata saremo sereni e soddisfatti.

Detto questo, quando inserire il nostro workout, visto che è provato che è la pillola magica per essere smart ?

Al mattino? Meglio, secondo la scienza
Durante la pausa pranzo? Se gli impegni familiari ce lo consentono perché no ?
Dopo il lavoro ? Sicuramente meglio una seduta in palestra o una corsa al parco che un aperitivo ipercalorico. E con gli amici ci si può anche allenare.
Non serve molto tempo, ci sono ottimi protocolli di allenamento per i quali bastano pochi minuti. Basta programmare bene la nostra giornata e attenersi al piano stabilito. Cerchiamo di capire dov’é che sprechiamo il nostro tempo nell’arco della giornata e correggiamoci. Saremo in grado di recuperare almeno 30 minuti per allenarci.  #noexcuses.
(Pocah)

Il Gioco nelle Imprese Diventa un Must

E’ solo una moda? E a cosa serve?  Nel mondo del business il trend della ‘gamification’ sta coinvolgendo numerose aziende. Definire questo nuovo trend non è ancora chiaro, ma seguendo le indicazioni di Kevin Werbach – esperto di gamification e professore all’Università della Pennsylvania – possiamo identificarlo come l’utilizzo di elementi giocosi e tecniche di gioco in contesti non di gioco.
Lo sviluppo del cosiddetto ‘pensiero giocoso’ (game thinking) ha lo scopo incrementare la produttività ed il pensiero innovativo dei lavoratori, migliorando la creatività e le relazioni professionali e interpersonali all’interno dell’organizzazione. Attraverso questo processo si  sviluppano dei processi di competizione proattiva e  costruttiva che esplicitano le potenzialità di ogni singolo individuo motivandolo a raggiungere i propri obiettivi. Per esempio, le tecniche di gamification utilizzate per la forza vendita possono migliorare le conoscenze tecniche del team oppure incentivare ad utilizzare in maniera più efficace gli strumenti di CRM a disposizione. (Roby)

Allungarsi il Benessere

Lo stretching è importante per migliorare la flessibilità muscolare e i movimenti del corpo. E’ anche uno strumento per rilassare il nostro stato mentale. Ma quando e per quanto si deve fare stretching? E soprattutto, quale allungamento muscolare?

Vantaggi dell’allungamento muscolare

Rilassamento e riduzione delle stress
Durante lo stretching il cervello si concentra su se stesso, andando in profondità, rilasciando tossine e consentendo a corpo e mente di rilassarsi.

Maggiore flessibilità
L’allungamento migliora la nostra flessibilità muscolare. La mancanza di flessibilità rende i movimenti poco fluidi e aumenta il rischio di strappi muscolari, lesioni dei legamenti e altre lesioni dei tessuti moli.

Migliora la circolazione
Lo stretching aumenta il flusso sanguigno ai muscoli nutrendoli e favorendo la pulizia del tessuto muscolare.

Migliora l’equilibrio e la postura
La maggiore flessibilità migliora l’equilibrio e la coordinazione riducendo cosi il rischio di cadute. L’allungamento regolare nel tempo aiuta a riattivare i muscoli dorsali e a mantenere una postura corretta evitando o riducendo al minimo anche quel fastidioso e doloroso mal di schiena.

TIPI DI ALLUNGAMENTO
Esistono due tipi di stretching:
dinamico: si allungano i muscoli con movimenti a velocità che può essere lenta, media o veloce

statico: si tiene la muscolatura in posizione di allungamento per periodi più o meno prolungati.

Quale è la differenza e quale è il migliore?
Ci sono molti studi ma non si è giunti ad un vero accordo. Sembra proprio che sia un esercizio i cui benefici dipendano molto dalla singola persona.

Lo stretching dinamico, soprattutto se eseguito ad alte velocità potrebbe essere causa di infortuni e garantirci scarsi risultati.
L’allungamento statico invece, potrebbe essere il modo migliore per aumentare la flessibilità muscolare con il rischio minore di infortuni. Tuttavia, ci sono studi che sostengono che tenendo la posizione di allungamento (statico) per 20-30 secondi, si incorre in rischi di infortunio molto bassi, senza però ottenere risultati significativi. Perché? La ragione è semplice: le posizioni dello stretching statico non sono naturali, non sono simili a ciò che facciamo in natura.
L’allungamento dinamico sarebbe invece, molto più simile ai movimenti eseguiti nel corso delle nostre attività quotidiane.
L’allungamento dinamico è consigliabile come metodo di riscaldamento, scioglie i muscoli e accelera il metabolismo.

Quello statico è invece consigliabile per allungare la muscolatura e migliorare sbilanci posturali.

QUANDO?
Il momento migliore per un buon allungamento è senza ombra di dubbio immediatamente dopo la fine della seduta o nei giorni di non-allenamento.

C’è sempre poco tempo per fare stretching? Si è vero.Tendiamo a dedicarci al tradizionale esercizio fisico tralasciando l’allungamento muscolare perché il tempo è poco. Come supplire ai pochi minuti a disposizione?

Il consiglio è quello di eseguire una seduta di stretching in giorni di riposo dall’allenamento dopo avere effettuato un breve riscaldamento di 5-10 minuti di leggera attività aerobica o subito dopo una doccia-bagno caldi o sauna-bagno turco. Ovviamente sono da evitare le sedute di allungamento la mattina appena svegliati; in questa fase della giornata la temperatura corporea è ovviamente più bassa con margini di miglioramento più bassi. Il calore corporeo infatti, consente un allungamento migliore.

SPEED TIP PER UN RAPIDO ALLUNGAMENTO
Riscaldamento: prima di iniziare, riscaldati. 5-10 MINUTI di rotazione delle braccia, jumping jack, ed esercizi vari.

Attenzione: l’allungamento dei muscoli a freddo aumenta il rischio di crampi e striature. Riscaldiamoci con un leggero lavoro aerobico.

Scegli delle posizioni. mantienile per almeno 30 secondi

Ci vuole un po’ di tempo per allungare bene e in modo sicuro i tessuti. Manteniamo la posizione per almeno 30 secondi.

Attenzione!!! Evitiamo il dolore!!!

Il dolore non è un buon segno, al contrario di quanto pensiamo. Se sentiamo dolore dobbiamo rilasciare l’allungamento muscolare ad una posizione più corta. Allunghiamoci quindi solo fino a quando riesci a sentire una leggera tensione nei muscoli.

Evitiamo i movimenti bruschi

I movimenti bruschi rischiano di creare piccole lacerazioni nel tessuto muscolare, le quali, una volta guarite rendono quella parte del muscolo ancor meno flessibile di prima.

Respiriamo liberamente

Respiriamo liberamente. Non tratteniamo il respiro che irrigidisce i muscoli e quindi rende difficoltoso l’allungamento.
Una cetezza in tutto questo c’è: la costanza e la regolarità ci consentono di migliorare le nostre sedutae di allungamento muscolare e quindi il nostro stato. Buon allungamento a tutti.