Biden Contro Trump Pietro Paganini su Elezioni USA per il Nuovo Mille paganini non ripete

Biden Contro Trump – Il Nuovo Mille – Pietro Paganini

Il Nuovo Mille mi ha intervistato sulle elezioni americane. Rileggi l’intervista intera qui >>> o qui sotto. 

Biden Contro Trump: Una Sfida Senza Precedenti 

Negli USA domani, martedì 3 novembre, si vota per eleggere il presidente che sarà in carica per i prossimi 4 anni. L’attuale presidente repubblicano Donald Trump contro Joe Biden. Lo sfidante del partito democratico. Qualunque sarà l’esito di questa elezione – ad oggi ancora imprevedibile – ci saranno ripercussioni a livello internazionale per tutti. Con la Cina e l’Europa in attesa di capire da quale parte dell’ago penderà la bilancia americana.

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Sulle prospettive del voto e sui possibili effetti che ne seguiranno abbiamo intervistato il professore della John Cabot University di Roma, Pietro Paganini, esperto di politica americana ed autore di un’analisi sul voto pubblicata dal ThinkTank “Competere.eu”.

Paganini avverte subito che non si tratta della “solita” elezione del presidente degli Stati Uniti. “Queste sono elezioni in un’epoca di pandemia, ma sono anche elezioni che arrivano al culmine di profonde crisi sociali ed economiche. I social media e i canali d’informazione tradizionale hanno polarizzato il dibattito negando la stessa idea di “agorà” e il pensiero socratico di confronto e di ricerca della conoscenza. Ed è qui che muore il sogno americano del self made man. Da una parte c’è l’ala più giovane dei democratici, che coltivano un’idea quasi “comunista” della società, guidata da Alexandra Ocasio-Cortez. Dall’altra parte, ci sono gli stessi sostenitori di Trump che hanno svuotato lo spirito pionieristico degli Stati Uniti e cercano aiuti statali.”

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Alla luce di quanto è accaduto negli ultimi anni, quanto sono cambiati gli Stati Uniti? “Non c’è più l’idea di cambiare il mondo ma di conquistarlo. Oggi stiamo vivendo una crisi profonda della liberal-democrazia e in molti si trovano a votare Trump come reazione a questa situazione. Mentre, dall’altro lato, si trovano in difficoltà anche gli elettori del partito democratico che, in parte negano le difficoltà della liberal-democrazia, tuttavia riproponendo soluzioni tipicamente stataliste. Per la prima volta nella storia americana questi schieramenti che si stanno polarizzando per una serie di dinamiche che sono la scomparsa del conflitto democratico e la fuga dalla volontà di trovare soluzioni, ma si prova ad imporre la propria idea”.

A prescindere da chi sarà il vincitore, secondo il Prof. Paganini “il presidente non tenderà ad unificare ma sarà un presidente divisivo e polarizzante che genererà tensioni”.
Condividiamo il pensiero di Paganini perché, da spettatori attenti, avevamo notato l’assenza di programmi da parte dei partiti, in effetti poco più che grandi comitati elettorali. In un territorio così ampio che, mettere insieme così tante diversità in un programma elettorale diventa un’impresa di difficile realizzazione (si pensi ai democratici della Luisiana che sono molto più conservatori a confronto, per esempio, con i repubblicani di New York). Sul punto, Paganini aggiunge che “al tempo dei politici su Instagram, un programma di lungo termine diventa impossibile da sviluppare”.

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Tutto sommato, però, il giudizio di Paganini sull’amministrazione di Trump “che non raccoglie le mie simpatie per molte ragioni è positivo. Da insegnante ti dico che Trump sarebbe il peggiore studente di tutti, un po’strafottente, però poi riesce sempre a risolvere il problema. La riforma fiscale è uno dei suoi successi e se il voto fosse stato a febbraio Trump avrebbe vinto a mani basse. Perché l’economia americana andava bene. E nella politica estera aveva messo la Cina con le spalle al muro, ristabilendo la centralità degli Stati Uniti. Poi di mezzo c’è stata una pandemia affrontata male e con superficialità”.

Chi vincerà alla fine? “Biden prenderà più voti popolari, come fu per la Clinton, ma alla fine contano i grandi elettori e se tutti noi pensiamo che vincerà Biden ci sbagliamo. L’America è un Paese grande di figure dimenticate e silenziose che probabilmente sceglieranno Trump”.

Non dovremo aspettare ancora molto per scoprirlo.

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PNR