I 3.000 rappresentanti del così detto 1% della popolazione mondiale (ma è molto meno dell’1%) si sono riuniti a Davos per discutere di come risolvere i problemi del mondo

  • Per vivere in un mondo più sostenibile – come lo concepisce l’1%, che non sempre coincide con il concetto di sostenibilità del restante 99%.
  • Per aumentare l’inclusione, ma incrementando il divario economico tra l’1% e il 99%.
  • Per immaginare il futuro – dell’1%, in cui sono sempre gli stessi a comandare  con qualche new entry per giustificare l’idea di democrazia.

E infine, si sono incontrati per difendere la globalizzazione, degli affari dell’1%, non del 99%.

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Il Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, che non è certamente la mia fonte di ispirazione culturale, è l’unico ospite che ha rappresentato l’altro 99%. Ha quindi rappresentato anche me, che pure Davos l’ho seguita non perché mi abbiano invitato, ma per curiosità intellettuale.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE   Trump rappresenta i cittadini che nelle decine di consessi come Davos, piccoli o grandi, non ci sono.

E fino a quando non capiremo questo, ci saranno Trump, la Brexit, etc., e se saremo fortunati, esperimenti più organici di cosiddetto Liberalismo popolare, come in Austria.

E’ già, ma come è possibile che TRUMP SIA STATO PREFERITO a quell’1%?

  • non è un raffinato pensatore;
  • è un businessman smargiasso, per qualcuno imbroglione, per altri poco trasparente, certamente ricco di famiglia;
  • è un macho grezzo, nei salotti ci entrava per i soldi, non per i modi.

MA ha compreso che i problemi del mondo si risolvono partendo dai cittadini – non conta se  è opportunisticamente personale o genuinamente altruista e intellettuale:

  • Con le regole della convivenza, secondo la democrazia liberale, che spiegano le questioni sull’immigrazione, l’America First, o il libero commercio.
  • Togliendo potere alle burocrazie che hanno preso il posto dei tanti Re Sole che regnavano sul mondo. Oggi sono loro a governare i sudditi – si veda anche alla voce Rosatellum.
  • Contrapponendo le valutazioni dei cittadini al pensiero unico dei global shaper, delle alleanze per il mondo perfetto, dei leader che sanno tutto loro, e di questa marmaglia rumorosa e narcisa di intellettuali la cui unica ambizione è imporre loro pensiero.

Trump raccoglie la frustrazione silente e il disappunto strisciante di chi, miliardi di cittadini, non ha forse capito le dinamiche della politica che governa il mondo, ma ne soffre le conseguenze, e soprattutto, non ha gli strumenti economici e culturali per reagire.

Le sue politiche sono discutibili e non appassionanti. Così Trump medesimo manca di comprendere alcuni dei fenomeni chiave che hanno portato alla sua stessa elezione: salari e produttività bassa, intelligenza artificiale e automazione, precariato e disgregazione sociale.

MA PRENDETE NOTA   Nel breve sono efficaci. Portano investimenti. portano lavoro. Portano soldi in tasca. “Poi ci occuperemo del resto” dice. Forse mai se ne occuperà, e nel lungo si sgonfierà per gli stessi limiti di cui sopra.

MA INTANTO   qualcosa fa per il 99%. I global shaper? I leader visionari? I so tutto io?

PENSANO sì, ma agli affari loro, non a quelli del mondo. Perché nel frattempo anche questo 1% di maestri di presunzione, mediocri, intellettualmente insipidi si è impoverito.

PERO’ CONTINUANO A SPLENDERE   Come il Re Sole che li ha preceduti e senza neppure il suo prestigio.

TRUMP E’ LA LORO BASTIGLIA sta al 99% far sì che non sia una rivoluzione ma l’occasione per costruire la Società Aperta.

PNR ospita i preziosi interventi di Silvia Ferrara, Antonio Pileggi, Giacomo Bandini, Benedetta Fiani e Lucrezia Vaccarella.

LEGGI PNR #55

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PNR