Il Fine non Giustifica il MES Pietro Paganini fORMICHE

Il Fine non Giustifica il MES – Formiche – Pietro Paganini

Ritorno al MES. Nonostante il Recovery Fund i cui tempi sono molto lunghi, è riesplosa la moda del MES. La MES mania interessa un certo mondo alto borghese, centralista che ama comandare. Da qui l’idea di prendere danaro a prestito – conveniente – da un’organizzazione che non rientra nella giurisdizione UE, e che mantiene dei meccanismi poco trasparenti. Di questo ho scritto per Formiche il mio commento della Domenica. Leggi il commento qui sul sito di Formiche >>>

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Il Fine non Giustifica il MES

All’Italia serve tanto denaro per affrontare i progetti per la ripresa. Molti movimenti politici, anche di governo come il Pd continuano a proporre il Mes. Sarebbe una scelta molto pericolosa in prospettiva. Il Recovery fund europeo assicura, seppure i tempi sembrano lunghi, finanziamenti maggiori, in parte a fondo perduto e senza vincoli pericolosi. Perché allora, insistere con il Mes?

In Italia non si discute sui fatti. E non pochi bollano le notevoli perplessità di chi è contrario al Mes, con epiteti coloriti del tipo “i soldi ci servono, zero interessi e senza condizioni” oppure “non cogliere l’occasione del Mes sarebbe delittuoso” anzi “un’idiozia”. I sostenitori del Mes riferiscono sempre ai soldi e mai alle condizioni reali per averli.

Il ricorso al Mes presenta dei rischi. Perché i suoi sostenitori non si preoccupano di negoziare maggiori garanzie che annullino queste minacce?

Lo dimostrano le scelte degli altri Paesi europei, come la Finlandia o la Germania: le opportunità offerte dal Mes devono essere approvate dai parlamenti nazionali. Questo atteggiamento – riproposto dalla sentenza della Corte tedesca di Karlsruhe – non è anti europeista. Al contrario, conferma e promuove l’Europa dei cittadini. Piuttosto, rifiuta l’Europa delle scelte elitarie che sono poi la ragione delle difficoltà che la Ue sta attraversando.

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Meccanismo Europeo di Stabilità: eliminiamo l’equivoco sul termine europeo. Si riferisce al territorio in cui il Mes opera, non all’istituzione Ue. Infatti compongono il Mes (istituito nel 2012, come Fondo Salva Stati) solo i 19 paesi dell’euro e non i 27 dell’Ue.

Perciò il Mes in sé non rientra nel diritto Ue: e già questo è un grave limite quando si tratta di rispondere ad una pandemia.

In pratica il Mes è una banca di diritto lussemburghese retta da un preciso Trattato intergovernativo. Che specifica che “l’accesso all’assistenza finanziaria viene offerto sulla base di una rigorosa condizionalità nell’ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico e di un’analisi della sostenibilità del debito pubblico effettuata da Commissione Ue, Fmi, Bce”, cioè la Troika. È superfluo ricordare che i comportamenti della Troika in alcuni paesi, sono stati pubblicamente definiti di tipo coloniale.

Dei tre organismi della Troika, solo la Commissione è una istituzione Ue. E infatti, il Mes non dipende dalla Commissione.

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I sostenitori del Mes dicono il vero quando affermano che l’Italia potrà finanziare le spese sanitarie per importi fino al 2% del Pil (i famosi 37 miliardi circa) come concordato dai ministri Ue delle finanze; l’accesso ai fondi Mes non sarà sottoposto a programmi di aggiustamento dei conti pubblici.

Dimenticano però, la natura del Mes, che è indipendente dall’Ue. Per cui lo scambio Commissione-Eurogruppo è giuridicamente acqua fresca. Le condizionalità sui prestiti sono scritte nel Trattato del Mes (ratificato dall’Italia) e quindi restano un diritto intangibile del Mes. A meno che l’Ue non pretenda prima di varare una deroga al Trattato Mes per la pandemia. Ma non vi è traccia di questa possibilità.

Così come stanno le cose oggi, i sostenitori del Mes non dovrebbero trascurare i rischi futuri del Mes.

La narrazione che chi è contrario al Mes è ostile all’innovazione o allo sviluppo è tanto superficiale quanto furbesca. È piccolo cabotaggio. La politica vera è far attenzione al meccanismo che si adopera, anche quando il fine è giusto.

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PNR