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Tassare di più per Tassare di meno: WebTax PNR89 – Pietro Paganini – image credit Economist – Simon Diamond

Il Governo è alla disperata ricerca di risorse. Ne servono tante per sostenere le riforme che sono in programma. Il rischio è che per inseguire la pancia del popolo si finisca per introdurre quelle inutili tasse che fanno danni, quelle che portano pochi spicci nelle casse dell’erario ma colpiscono l’industria e soprattutto i consumatori. Il ricorso all’aumento delle accise sul tabacco, la benzina, o i giochi è il segno della disperazione che genera un ciclo negativo. 

Il Governo invece avrebbe l’occasione di TASSARE DI PIU’ PER TASSARE DI MENO. Non è una provocazione. Si tratta infatti, di tassare i privilegi, quelle situazioni in cui alcune associazioni di cittadini – protette da interessi corporativi e burocratici – godono di un stato di fiscalità ridotta. Non mi riferisco ad incentivi fiscali volti a promuovere la crescita economica o favorire condizioni di vita più dignitose ma ai veri e propri favori che lo Stato rende a gruppi di privilegiati. 

PERCHE’ E’ IMPORTANTE?   Eliminando questi privilegi lo Stato sarebbe in grado di recuperare tante risorse. Promuoverebbe anche il Governo della Legge al cui cospetto tutti i cittadini sono uguali pur nella diversità. 

LA WEB TAX   Il Governo ha l’occasione di trattare i giganti del web come i cittadini italiani. Per la loro struttura organizzativa e per il tipo di business che sviluppano, queste aziende non pagano le tasse sugli affari che producono in Italia vendendo servizi a cittadini o aziende italiane. Non è una frode ma un’elusione favorita da un buco normativo. Il web consente di sfuggire alle giurisdizioni nazionali. Così alcune grosse aziende ne traggono vantaggio consapevolmente.

IL FALLIMENTO   L’idea, anche da me sposata, era quella di trovare una SOLUZIONE INTERNAZIONALE, a livello UE o OECD, riconoscendo il carattere sovranazionale e/o globale dell’economia della rete. No ad una tassa nazionale ma un sistema globale. Sarebbe stata una prova per i governi e una dimostrazione di responsabilità da parte dei colossi del web. Non ci siamo riusciti. Hanno fallito i governi. Mentre le multinazionali, alimentando il sentimento anti mercato libero dei cittadini e contribuendo a favorire i populismi, hanno approfittato per non cambiare nulla e continuare ad evitare di versare il dovuto.

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Sulla proposta Tassare di Più per Tassare di Meno vedi mio intervento all’Aria che Tira (La7) o a Omnibus (La7)

CI HANNO PROVATO IN ITALIA   Ma l’imposta sul fatturato dei giganti del web introdotta con la scorsa legislatura si rivelerà un fallimento semmai dovesse essere implementata. 

ALLORA TASSIAMO LE TRANSAZIONI
   facendo pagare alle imprese del web tutte le imposte dirette e indirette (anche l’Iva), come tutte le altre imprese italiane che, altrimenti, sarebbero penalizzate. Questa norma sarebbe del tutto in linea con i patti convenzionali. Così come ha fatto anche la Gran Bretagna con la diverted profit tax. E se proprio si volesse introdurre una misura nuova (comunque integrativa e non sostituiva delle imposte dovute a seguito della individuazione della stabile organizzazione), si potrebbe pensare ad una tassazione sul valore dei big data che queste multinazionali “carpiscono” gratis dal mercato italiano. Di questo discuteremo la prossima settimana. 

PROPOSTA PER IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO   Ripensare la webtax quale strumento equo per garantire un mercato libero e competitivo che potrebbe portare nelle casse dello stato circa 3,5/4 miliardi all’anno. Una somma significativa che potrebbe essere utile per assicurare alle riforme come l’introduzione della Flat Tax una adeguata copertura finanziaria. TASSARE DI PIU’ PER TASSARE DI MENO, appunto.
Tassare di più per Tassare di meno: WebTaxPNR89 – Pietro Paganini
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