di Benedetta Fiani

In Italia, sono già 250mila le persone che scelgono di lavorare per una parte del proprio tempo lontano dallo spazio tradizionale. Le grandi imprese sono state le prime a strutturarsi per progetti di lavoro agile e remoto: quelle che offrono questa possibilità, infatti, sono passate dal 17% al 30% del totale in un solo anno. A queste si aggiunge l’11% di rispondenti che offrono la possibilità di lavorare con modalità agili, ma senza un progetto sistematico. Al conto, poi, vanno aggiunte le Pmi (solo il 5%, però, prevede modalità di lavoro remoto) e il risultato è che nella categoria degli smart worker rientra oggi il 7% di impiegati, quadri e dirigenti.

I benefici dello smart working sono evidenti e già noti nelle realtà aziendali che hanno fatto del fenomeno il cardine per una maggiore produttività e qualità lavorativa dei dipendenti. L‘adozione di modelli di lavoro smart può aumentare la produttività delle aziende per un valore di 27 miliardi di euro e ridurre i costi fissi di 9 miliardi di euro. Telelavoro e riduzione degli spostamenti possono far risparmiare 4 miliardi di euro ai lavoratori, fra tra trasporti e spese di varia natura, come baby-sitter, pre-scuola, pasti, etc..

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Il basso tasso di occupazione femminile italiano è, sfortunatamente, una delle certezze del nostro mercato del lavoro: con una percentuale del 47% restiamo tra gli ultimi in Europa, seguiti solo da Grecia e Malta. Di queste, quasi il 53% sono mamme, percentuale che sale al 57,8% tra le donne al primo figlio e scende al 39% di quelle con tre o più figli. Le scelte professionali delle donne lavoratrici sono influenzate naturalmente anche da età, grado di istruzione e tipo di coppia: il 14% delle lavoratrici smette di lavorare dopo la gravidanza. La maternità costa, e se lasciare il lavoro al primo figlio non sempre conviene, diventa quasi una scelta obbligata quando il costo dei servizi – asilo e babysitter – inizia a salire. La percentuale varia poi a seconda della nazionalità dei genitori, dell’area di residenza e del numero totale di figli. I dati sottolineano anche il persistere nel Mezzogiorno di un modello più “tradizionale”, che vede le donne uscire dal mercato del lavoro già dopo il primo figlio. Al Nord e al Centro, invece, le uscite sono direttamente in relazione con il numero dei figli (dati Istat 2016).

A pesare sul dato dell’occupazione femminile italiana c’è, appunto, la difficoltà nel conciliare il lavoro con la famiglia: nel 2016 – in base agli ultimi dati degli ispettorati del lavoro – 30mila donne hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro in occasione della maternità. Secondo l’Istat in Italia ci sono 22,5 posti in asilo nido ogni 100 bambini tra 0 e 3 anni, ben al di sotto dei 33 posti indicati come obiettivo strategico dalla Unione europea.

Lo smart working può davvero essere la chiave di volta per chi è ancora costretto a dover scegliere tra figli e carriera? L’approvazione del Ddl sullo smart working, dunque, segna una svolta importante per il mondo del lavoro: con la nuova legge, infatti, i dipendenti potranno guadagnare fino a un giorno libero in più a settimana. Questo è particolarmente importante per le donne, che potranno così conciliare concretamente vita professionale e familiare. Alle donne, molto spesso, viene chiesto di scegliere tra la carriera e la famiglia, come se l’una escludesse per forza l’altra. La legge sullo smart working dice no a questa logica e apre nuovi orizzonti. Però attenzione. Nonostante lo smart working sia finalmente, tutelato e disciplinato dalla legge, l’introduzione del lavoro agile in un’azienda richiede un cambio radicale di mentalità poiché è necessario oltrepassare la misurazione del lavoro da termini orari ad una misurazione per obiettivi. In Italia è ancora radicata nella mente degli imprenditori la credenza che il valore di una persona dipenda da quanto tempo trascorre in azienda.

Lo smart working può essere una risorsa utile per gestire i talenti e per rispondere alle esigenze di un mercato globalizzato che premia chi risponde nel più breve tempo possibile. Ma, come ogni altro strumento di organizzazione, deve essere coerente con gli obiettivi dell’azienda e con il suo modello di business: anche l’atteggiamento mentale deve essere smart e un costante focus sul business dell’azienda.

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PNR