di Giacomo Bandini
Quanto vale il mercato nero delle ripetizioni private in Italia? Più di 800 milioni di euro l’anno. Così uno studio di Lorenzo Castellani e Giacomo Bandini[1] certifica una parte del fallimento della Scuola italiana.
Un sistema scarsamente innovativo costringe infatti famiglie e studenti ad un dopo scuola oneroso. Secondo uno studio dell’OECD[2] gli studenti italiani sono secondi soltanto ai russi per tempo dedicato alle attività scolastiche fuori dalla classe tra compiti, ripetizioni a pagamento e aiuto dei familiari nello studio. Un impegno nettamente superiore rispetto alla media OECD che impegna i giovani italiani per quasi 12 ore alla settimanaoltre l’orario scolastico. Nonostante ciò, bisogna pensare che gli ultimi dati sull’analfabetismo funzionale rilevano che il 47% della popolazione fa fatica ad analizzare e comprendere dei semplici testi in prosa.
Studiamo di più, ma sentiamo comunque il bisogno di ripetizioni private. Qualche numero:
– 1 ragazzo su 2 delle superiori le segue per almeno una materia;
– Il costo orario medio per le famiglie è di circa 27 euro. L’esborso mensile pari a 324 euro;
– Uno studente per recuperare necessita tra le 50 e le 70 ore all’anno;
– Il 90% delle famiglie dichiara di non ricevere fattura o ricevuta per la prestazione. Un vero e proprio giro d’affari irregolare o “in nero”.
Partiamo da una prima constatazione. Il livello di innovazione dei metodi e dei programmi scolastici è stato piuttosto basso nel corso degli anni. I più critici, e chi scrive lo è, direbbero pressoché inesistente. La mancanza di innovazione si riflette soprattutto sulle materie scientifiche che hanno un basso ranking internazionale per quanto riguardo la ricerca (salvo alcune eccellenze…), gli investimenti pubblici e il reperimento di fondi privati o da bandi internazionali.
Un altro grave handicap dell’istruzione italiana, ma soprattutto di chi è deputato ad amministrarla, è il non aver capito che nel 2017 se non vi è alcun collegamento con il mondo del lavoro, sempre più tecnologico e avido di competenze specifiche, i ragazzi faranno molta difficoltà ad inserirsi nel circuito dell’occupazione. E i meno formati, competenti e specializzati rimarranno ai margini.
Ci fermiamo qua nell’analisi un po’ per la complessità del tema e un po’ perché i numeri e le evidenze parlano da soli. Per porre un freno alla pratica delle ripetizioni in nero, potrebbe essere pianificata una regolarizzazione delle prestazioni degli insegnanti nell’orario extrascolastico. Seguita da un incentivo fiscale mirato e da una riforma scolastica che riparta dal bilanciamento tra l’impegno scolastico e i risultati degli studenti. Servirebbe rimettere al centro della Scuola gli studenti, vero fondamento su cui ricostruire il Paese.
[1] Per consultare lo studio complete e i dati a disposizione: gbandini@competere.eu.
[2] OECD 2013, PISA 2012 Results, What Makes School Succesful? (Volume IV): Resources, Policies and Practices.


