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Commento pubblicato con Luca Bolognini su il Giornale. Si vota oggi in Senato la legge di conversione del cosiddetto “Decreto Salva-Infrazioni recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”. In questa legge, dovrebbe trovare posto un emendamento del Sen. Malan, che di fatto porterà significative modifiche al Codice Privacy e alla disciplina del telemarketing in Italia.
L’”emendamento Malan” prende spunto da un ottimo disegno di legge bipartisan presentato quest’estate alla Camera, a firma Della Vedova - Gozi. In armonia con la Direttiva 2002/58/CE, il direct marketing telefonico passerebbe anche nel nostro paese dalla regola dell'“opt-in”, tanto severa quanto inefficace, a quella del cosiddetto “opt-out con Robinson list” - come già hanno fatto diversi Stati europei o, ad esempio, gli USA - aderendo ad un sistema insieme più liberale e più garantista. Di cosa si tratta, in sostanza? Le vigenti regole privacy per il telemarketing sono state finora strettissime e inadeguate, in Italia: la regola dell'opt-in oggi impone il consenso preventivo dell’utente prima di poter effettuare telefonate promozionali, e questo significa che praticamente nessuno è contattabile. Le conseguenze sono negative per tutte le parti in gioco: i call center rischiano di chiudere, la concorrenza tra operatori di alcuni mercati ex-monopolisti non è reale e i cittadini continuano ciò nonostante a ricevere telefonate sgradite, spesso senza riuscire a far eliminare il proprio nominativo dalle liste commerciali. Il meccanismo scontenta gli utenti e aggrava gli operatori di freni eccessivi nonché di responsabilità (anche penali) imprevedibili. Non ci guadagna né l’utente né il mercato. La riforma invece, consentirà di dare maggiore energia e opportunità al mercato e fornirà al contempo una protezione concreta e certa della riservatezza dei cittadini: sarà possibile chiamare gli abbonati presenti negli elenchi a meno che questi non iscrivano il proprio numero in un registro pubblico negativo (la "Robinson list", appunto, così chiamata in omaggio alla solitudine di Robinson Crusoe), ottenendo la garanzia ufficiale di non essere più disturbati. Da tempo, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti impiegano questo sistema con successo. Le resistenze naturalmente - in parte ideologiche e poco scientifiche, in parte prudenti e competenti - non mancano. Gi oppositori della riforma sostengono che il telemarketing diventerà “un far west”. Evidentemente, chi protesta contro la Riforma, si accontenta dei risultati - a nostro parere, come spiegato sopra, insufficienti - dell'attuale legislazione. Sembrano non considerare che la “difesa dei consumatori” dipende anche dal grado di competitività e apertura di un mercato e quindi dalla possibilità di scegliere. Il telemarketing, se ben regolamentato, rappresenta tale opportunità. Sia chiaro che il buon esito della Riforma dipenderà da come e con quale efficienza i diversi attori (istituzioni e imprese del settore) applicheranno la nuova normativa. Non mancano poi alcune questioni ancora “calde” con riferimento al testo dell'emendamento. Per esempio, a suo tempo, come Istituto Italiano per la Privacy fummo molto critici contro il famigerato decreto "Milleproroghe", che stabilì – principalmente per ragioni di salvaguardia dell'occupazione - che i dati personali presenti nelle banche dati costituite sulla base di elenchi telefonici pubblici formati prima del 1 agosto 2005 potessero essere utilizzati lecitamente per fini promozionali sino al 31 dicembre 2009. L’idea che rientri nuovamente in gioco la norma del vecchio Milleproroghe, grazie a questo testo di legge e come disposizione transitoria, ci ha preoccupato: ma sembra che la versione definitiva dell'emendamento riduca a soli sei mesi la finestra di proroga ulteriore, rendendo così accettabile quella che altrimenti sarebbe tutti una forzatura a danno dei cittadini. Un altro punto critico può sembrare la complessità di realizzazione del registro, che invece dovrebbe essere istituito subito e senza inutili giri burocratici: per tale procedimento “genetico” il nuovo testo normativo sembra coinvolgere troppi soggetti. In generale, è infine auspicabile una maggiore apertura del dibattito parlamentare (che coinvolga in primis l’autorità Garante) nel caso specifico come in futuro, per assicurare il sereno approfondimento di temi così importanti, come quando si parla di modifiche al Codice Privacy”. Detto ciò, l'”emendamento Malan” raccoglie nei fatti le indicazioni dell'Istituto Italiano per la Privacy nonché parecchi preziosi suggerimenti dei massimi esperti di privacy nazionali, e contiene in sé elementi estremamente positivi: si va dalla previsione di un codice di deontologia e buona condotta per gli operatori del settore (da adottarsi in seno al Garante) all'obbligo per chi faccia telefonate commerciali di non nascondere il numero chiamante e di informare adeguatamente l'utente sulle facoltà di opposizione ad ulteriori trattamenti. Si prevede inoltre un sistema di iscrizione nel registro che sia gratuito ed il più semplice possibile, accessibile anche dai consumatori più “deboli”. Si introducono, infine, pesanti sanzioni per gli operatori scorretti (fino a 36mila euro per ogni violazione). Le importanti implementazioni del modello “Robinson list”, come l’accesso online, stanno suscitando molto interesse anche all’estero: finalmente un esempio di best practice nazionale. La tutela dei consumatori si determina anche garantendo loro ul’accesso ad un mercato competitivo e fatto di buone pratiche (eventuali molestie notturne sono per esempio tutelate dall'articolo 660 del Codice Penale) e responsabilizzandoli. E’ opportuno prendere atto della realtà, ricercare bilanciamenti e affidarsi a soluzioni con i piedi per terra, che diano ai cittadini gli strumenti sicuri per difendersi da trattamenti indesiderati dei loro dati personali e al contempo consentano al mercato di respirare, con ricadute concorrenziali a vantaggi proprio degli stessi consumatori. |