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Salviamo Almeno l'Acqua dalle Tasse PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Paganini   
domenica 17 febbraio 2008

L'acqua nuova frontiera per il partito delle tasse 

Prealpina 16/02/2008 

In fatto di acqua, il bene irrinunciabile che va garantito a tutti, alcune amministrazioni si sono battute: impongono di pagare un servizio di fognatura pubblica anche per l’acqua non domestica. Si tratta dell’acqua che non finisce in fognatura ma che viene assorbita dal terreno, per esempio l’acqua usata per irrigare o bagnare giardini, piante e fiori. Perché si dovrebbero pagare i costi di un servizio pubblico che non si usufruisce? Le risposte delle amministrazioni sono piuttosto deboli, come sempre, lontane da una qualsiasi analisi che ponga al centro di tutto l’individuo e proceda per argomenti scientifici. L’amministrazione pubblica tende per sua natura, non solo alla sussistenza, ma alla propria espansione, a costo di prevaricare i diritti inviolabili degli individui che invece dovrebbe salvaguardare e delle cui energie si nutre.

L'acqua nuova frontiera per il partito delle tasse

Le amministrazioni pubbliche hanno spesso difficoltà a rispondere alle problematiche del territorio. Le risposte sono spesso tardive, anacronistiche, retoriche e in genere punitive verso i cittadini. L’introduzione dell’Ecopass (Milano) e ZTL (Roma) sono l’ultimo esempio. Sono state introdotte dalle amministrazioni per ridurre l’inquinamento e la congestione delle città, attraverso lo strumento della tassazione (se paghi esiste l’eccezione) che contrasta con quello della responsabilità. E’ un triste primato di creatività: tassare i contribuenti con la retorica dell’ambiente, mentre il traffico peggiora le emissioni restano costanti. Ma le casse delle amministrazioni s’ingrandiscono.

In fatto di acqua, il bene irrinunciabile che va garantito a tutti, alcune amministrazioni si sono battute: impongono di pagare un servizio di fognatura pubblica anche per l’acqua non domestica. Si tratta dell’acqua che non finisce in fognatura ma che viene assorbita dal terreno, per esempio l’acqua usata per irrigare o bagnare giardini, piante e fiori. Perché si dovrebbero pagare i costi di un servizio pubblico che non si usufruisce? Le risposte delle amministrazioni sono piuttosto deboli, come sempre, lontane da una qualsiasi analisi che ponga al centro di tutto l’individuo e proceda per argomenti scientifici.

L’amministrazione pubblica tende per sua natura, non solo alla sussistenza, ma alla propria espansione, a costo di prevaricare i diritti inviolabili degli individui che invece dovrebbe salvaguardare e delle cui energie si nutre.
Il costo dell’acqua come lo si trova in bolletta è suddiviso secondo tre voci: costo per la fornitura, costo per il servizio di fognatura e costo per la depurazione. Tale suddivisione non fa una grinza se l’acqua viene utilizzata solo per le classiche attività domestiche: consumata, smaltita attraverso le fognature e depurata. In tal caso il costo è legittimo. Non lo è invece quando l’acqua è impiegata per attività per cui viene rilasciata nel terreno, per esempio per innaffiare piante e giardini. In questo caso l’acqua non entra in fognatura e quindi nemmeno nel depuratore, ma è filtrata dal terreno e torna in falda. Malgrado ciò, si è chiamati a pagare un servizio che non c’è. Più che di un’ingiustizia potremmo parlare di una frode, sennonché l’ente pubblico ha sempre ragione: i cittadini evasori sono frodatori, mentre lo stato spendaccione no.

Esistono diverse soluzioni al problema, viviamo in un’economia fortemente tecnologica e orientata ad una produzione individuale piuttosto che di massa, per cui non è difficile trovare delle vie d’uscita semplici e poco costose. Sarebbe sufficiente che ogni abitazione o condominio con giardino o con attività che prevedono l’utilizzo e lo smaltimento dell’acqua senza fognatura, installasse due contatori e precisamente, uno sulla tubazione per uso domestico e l’altro sulla tubazione per uso irriguo. Il primo contatore conteggerebbe le tre voci, mentre il secondo considererebbe il puro costo dell’acqua escludendo fognatura e depurazione. E’ una soluzione semplicissima, facilmente applicabile, ma non per alcune amministrazioni. Queste, con il solito linguaggio retorico, hanno paura che la presenza del doppio contatore spingerebbe i cittadini a consumare più acqua e ad aggirare il sistema. Esse forse temono di ritrovarsi intere famiglie che si lavano e fanno lavatrici in giardino. Siamo sempre alle solite, i cittadini sono percepiti come sudditi disobbedienti dalle amministrazioni che di conseguenza si devono impegnare a farli filare dritto.

Ma quella delle amministrazioni è retorica, dietro la solita scusa dell’acqua come bene comune. Se le ragioni fossero davvero queste, un’amministrazione seria s’impegnerebbe a costruire un senso di responsabilità verso un bene comune come quello dell’acqua. La verità è invece che le amministrazioni ignorano i problemi, non adottano un metodo scientifico per la soluzione dei problemi, e certamente amano imporre e riscuotere dai cittadini.

Ci sono però alcune amministrazioni locali lungimiranti che stanno adottando, ove le condizioni tecniche lo permettono, il doppio contatore, addirittura introducendolo negli strumenti urbanistici per la costruzione di nuove case e prevedendo anche, dove possibile, l’installazione di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana da utilizzare per orti e giardini. Non sono impianti costosi per le amministrazioni perché la tubatura che porta l’acqua è unica e si separa all’imboccatura delle abitazioni.

Addirittura, altri Comuni hanno studiato e stanno realizzando “reti duali”, ossia una rete di acqua potabile solo per uso pregiato (domestico alimentare) ed una rete di acqua di minor qualità, generalmente prelevata nei pozzi a livelli più superficiali, che viene utilizzata per uso irriguo, o uso domestico di basso livello (sciacquoni), o per uso industriale.

Visto che si parla tanto di governance territoriale e di concorrenzialità tra comuni e amministrazioni, è bene cominciare a competere non per tartassare i cittadini ma per garantirgli servizi migliori e una tutela più ampia dei loro diritti. Se tutti i Comuni poi rispettassero diligentemente i regolamenti in materia, evitando negligenze amministrative, permetterebbero agli enti preposti al controllo delle acque di impegnarsi a sviluppare innovative strategie di utilizzo dell’acqua, anziché produrre un’infinità di costose e inutili norme.

 
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