Conte e i Nemici della Società Aperta - Paganini non Ripete 121 - Pietro Paganini
Conte e i Nemici della Società Aperta – Paganini non Ripete 121 – Pietro Paganini
Ecco nemici della Società Aperta. Accettare le idee altrui è difficile, soprattutto per le elite accademiche che si definiscono democratiche e promotrici della libertà, e si sentono in possesso delle conoscenze. Così, per una (piccola) parte dei docenti della John Cabot Unviersity, che protesterà quando Conte, non Antonio ma Giuseppe, il Primo Ministro, farà il suo discorso alla cerimonia di Commencement
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ANALISI DELLA SITUAZIONE I   Il gruppo dei Liberali e Democratici (ALDE) al Parlamento europeo si scioglie per allargarsi all’ingresso di En Marche (Macron è un burocrate socialista che non ama i Liberali). Per G. Verhofstadt è la grande occasione di proporsi come Presidente della Commissione: formare il 3° gruppo al Parlamento (anche più largo con i parlamentari inglesi) e proporsi come salvatore dell’Europa a Conservatori e Socialisti con il supporto di Macron. Machiavellico…lo fa per cambiare l’Europa come afferma, o per perpetuare le solite logiche elitarie interessate solo al potere? Contribuì a smontare l’ELDR per aprire alla Margherita, e inseguì per mesi i grillini per fare il Presidente del Parlamento… 

ANALISI DELLA SITUAZIONE II   Se eletto al Parlamento europeo, Carlo Calenda siederà tra i socialisti. Ma girano strane voci. Sta già pensando di migrare (vedi sopra) o è sicuro di restare tra gli eredi del marxismo europeo?

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ANALISI DELLA SITUAZIONE III   Metà di Più Europa è affiliata al gruppo dei Liberali, l’altra metà a quello dei socialisti. E’ possibile ripensare l’Europa con due visioni così diverse? Non citate Gobetti o i Liberal socialisti né il fatto che la situazione ci imporrebbe un’unità di tutte le forze europeiste. L’UE è un progetto per far convivere paesi e cittadini diversi, non una fede contro le altre idee. I cittadini saranno molto confusi non comprendendo cosa proponga Più Europa per il Parlamento UE

ANALISI DELLA SITUAZIONE IV   Bella notizia. Conte, non Antonio, ma il Primo Ministro Giuseppe, sarà il Commencement Speaker alla John Cabot University (xxx). Lo speaker è una figura riconosciuta dalla comunità che ospita l’Università e che riflette i valori della stessa. Ma la scelta del Presidente F. Pavoncello di invitare il Primo Ministro Conte ha scatenato la protesta di una parte dei docenti – e di qualche studente. Manifesteranno il loro dissenso partecipando al Commencement ma senza sfilare con i colleghi davanti agli studenti con la tipica toga. 

PERCHE’ E’ IMPORTANTE?   La protesta ci obbliga ad una riflessione sull’atteggiamento di molti accademici e insegnanti. Questa protesta come molte altre, anti Trump le più recenti, non promuove la scienza (il metodo) e la conoscenza ma un preciso interesse ideologico (nemmeno politico) che risponde ad un’idea totalizzante della società che contrasta con il metodo sperimentale. Secondo questa visione la scienza e la conoscenza dovrebbero contribuire a determinare (la speranza di) una società ideale di soggetti i cui comportamenti sono predefiniti da un gruppo che si sente per vocazione superiore. Si nega così il principio liberale per cui cittadini diversi e liberi convivono attraverso il governo della legge

PREMESSA   Conte – non Antonio – è il Primo Ministro della Repubblica Italiana. E’ stato per anni nel board della John Cabot. Guida un Governo –  di cui non condivido quasi niente – che è conseguenza del voto popolare. Ne ho riconosciuto le ragioni ma ne contesto costantemente le soluzioni, e così continuerò a fare. Le mie rimostranze le avanzo nei tanti luoghi di discussione. Non mi batto per sostituirmi a questo Governo, ma affinché chi si trova a governare possa proporre riforme Liberali che contribuiscano a promuovere la società aperta, la libertà, la diversità, e quindi la prosperità. 

LE FORME DELLA PROTESTA   e del dissenso sono tutte legittime purché rispettino la convivenza e quindi le opinioni altrui. Questa (in particolare dei miei colleghi) come tante altre in altrettante università, è una sceneggiata che non promuove il confronto ma lo annichilisce. Essi rifuggono il dibattito, cercando di imporre un’idea nel momento in cui di fatto, hanno l’opportunità di ascoltare. Ma non vogliono, perché sono prevenuti e pieni di pregiudizi, i medesimi dello storicismo. 

TOTALIZZANTE   Questi Docenti non promuovono il dibattito, lo contestano logorati dal non essere in grado di imporre la propria idea – fissa – del mondo. Non accettano che ci siano altri modi, seppure contestabili o addirittura deprecabili – di interpretare i fatti. 

NO AL CONFRONTO   Non invitano gli studenti al confronto. Essi vogliono fornire loro una verità, perfetta per principio. Dovrebbero invece, essendo soprattutto un’Università Libera e Liberale, promuovere il metodo sperimentale, e gli strumenti della maieutica, del conflitto democratico, del dubbio, e della falsificazione

IGNORANO I FATTI   non sforzandosi di capire le razioni per cui i forgotten (dimenticati) si rifugiano nell’autoritarismo (leaderismo). Preferiscono incolpare il sistema o i cittadini stessi, secondo il vecchio schema gramsciano dei poveri oppressi, quelli che non capiscono perché qualcuno (l’oppressore di turno) li sfrutta e opprime (l’oppio del popolo). Loro invece, dalle luci della ragione, sanno come il mondo deve essere e deve funzionare. La diversità dei cittadini individui non deve pesare.

LA STORIA   si è evoluta diversamente, per nostra fortuna. Servendoci del metodo sperimentale muoviamo verso la Società Aperta, e nel farlo incappiamo in momenti difficili come questo. Sono sconvolti nel non vedere le loro speranze avverarsi. Per cui agiscono scomposti, quando invece dovrebbero gioiosamente affrontare i fatti e dibattere per trovare soluzioni migliori di volta in volta. 

SI POTREBBERO   invitare docenti e studenti al confronto sui fatti che con il tempo mutano, così come le risposte ai problemi del vivere insieme. Sarebbe una splendida occasione per promuovere il conflitto tra idee – compresa quelle che uccidono le idee altrui, imparare a servirsi del metodo sperimentale, combattere il pregiudizio. 

FASCISMI   combattono i fascismi perché uccidono la Libertà, ma come il fascismo, praticano un’idea fissa del mondo, totalizzante, che non muta e che nega la libera convivenza. 

CHE PROTESTINO PURE   contro chiunque, ci va bene così. Continuino pure a dimostrare il loro disprezzo per tutti noi, accettiamo anche questo perché è parte della convivenza. Chissà se dovessimo fare la stessa cosa il giorno in cui a parlare ci sarà uno di loro. Sarebbe lesa maestà. 

 
E allora…BENVENUTO PRESIDENTE.  
 
NB Il fatto della John Cabot Unviersity per cui insegno è l’occasione per avviare una riflessione sull’accademia e l’atteggiamento dei docenti. Non mi riferisco ad alcun collega in particolare alla John Cabot o di altra istituzione. Lavoro da 10 anni alla JCU, l’ho sempre rappresentata e promossa e tutte le mie attività o azioni sono state volte al suo miglioramento. 
image credits: Alvaro Dominguez for The Washington Post
 
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