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Immigrazione: approccio LiberaleFormiche del 12 Gennaio 2019 – Pietro Paganini

Meno le elites europee dimostrano di riuscire a trovare una soluzione sui migranti e più le destre autoritarie e populiste guadagnano consensi. Più i pochi mondialisti promuovono soluzioni religiose e meno cittadini li ascoltano preferendo le promesse rassicuranti dei leader populisti. Garantendo attraverso le regole la convivenza tra i cittadini, i Governi tutelano la Libertà individuale di cui i diritti sono una conseguenza, e non viceversa. Così su Formiche con R. Morelli spieghiamo come affrontare il problema dell’immigrazione affidandosi al metodo liberale. 

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Alcuni estratti

“Tanto rumore per nulla. Su tale terreno, non ci riferiamo alle questioni giuridiche. Prima di tutto perché vengono dopo l’aver stabilito come stare insieme. E inoltre perché, a parte l’irresponsabilità dei soggetti istituzionali che non vogliono rispettare una norma vigente, le polemiche in corso – come dicono i costituzionalisti – sono tanto rumore per nulla. Infatti, anche dopo il decreto Salvini, un sindaco ha facoltà di erogare, sulla base dei passaporti, i servizi previsti dalla legge a chi è domiciliato nel comune (pur senza residenza). Di conseguenza neppure la Regione ha impedimenti nello svolgere le sue funzioni (tanto che perfino il costituzionalista Pd Ceccanti definisce ardita la motivazione della Toscana per ricorrere alla Corte Costituzionale).”

“La libertà non è un precetto. Un altro dato dell’esperienza storica rifiutato dai fautori della tesi dell’attentato umanitario, è che la libertà umana sia il prodotto di un tenace lavoro di costruzione plurisecolare (mentre secondo loro sarebbe un fatto di natura). Da tale rifiuto deriva che il problema della libertà viene celebrato trascurando parecchio la questione essenziale dei meccanismi adatti a promuoverla e a mantenerla. Omissione ancor più negativa poiché quei meccanismi, si è constatato, richiedono cura continua per adeguarsi in base ai risultati. Invece i fautori umanitari riducono la libertà ad un criterio emotivo da sbandierare come precetto morale a prescindere dalle condizioni sperimentate per viverla. Un esempio istruttivo del peso dei meccanismi di libertà sono state le vicende del Piano Marshall, nel 1947. Un massiccio investimento economico per quattro anni (da restituire per il 14%) venne offerto dagli Usa a tutti gli europei ma l’Urss, in opposizione al capitalismo, rifiutò di far parte del programma e lo impedì a tutti i paesi satelliti. Così il piano sostenne solo i Paesi al di qua della cortina di ferro, e, al passare dei decenni, i fatti dimostrarono il divario tra i due sistemi politici. Mentre i paesi dell’Europa occidentale trassero beneficio dal sostegno e crebbero nella condizione economica e civile attraverso progressive aperture nelle libere relazioni, quelli orientali privi di aiuti restarono statici nelle mani delle gerarchie comuniste e in quattro decenni furono condotti al crollo da un sistema incapace di consentire un’economia viva oltre che illiberale sotto il profilo civile. Insomma, la libertà non è un precetto ma un meccanismo in movimento da mantenere sempre oliato e in funzione.”

“Quanti compiono una siffatta distorsione dell’esperienza, commettono due errori perniciosi. Uno, trascurano il sentire quotidiano di tantissimi cittadini che avvertono la minaccia del persistente destinare a stranieri risorse necessarie agli italiani. Due, forniscono tutte le mattine a Salvini un’occasione per sostenere criteri avversi al mondialismo, permettendogli di mascherarsi da liberale e di trovare molti consensi nell’opinione pubblica. Qui sta il pericolo da esorcizzare. Salvini non deve passare per il liberale che non è. Dunque i liberali stiano in prima linea nel sostenere il primato della libertà civile contro il mondialismo.”

 

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PNR