Milano, Classe Creativa

Milano, Classe CreativaGiuseppe PaganiniPNR67 (illustrazione di Carlo Stanga)

Milano, con il suo hinterland, è entrata nell’età dell’oro dell’ industrializzazione alla fine del IXX secolo, periodo terminato all’inizio degli anni Settanta del XX secolo. Uno sviluppo economico reso possibile grazie ad una classe borghese imprenditoriale illuminata che, attraverso la formazione scolastica e il confronto dialettico, aveva saputo confrontarsi con i lavoratori, ponendo le premesse perché Milano diventasse il centro economico e culturale d’Europa.

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Nessun’altra città nel secolo scorso era riuscita ad importare e sviluppare cosi tanti movimenti culturali che furono la base dell’architettura, dell’urbanistica e del design.

Il movimento Moderno fu l’espressione degli anni Venti, più tardi negli anni Cinquanta e Sessanta nacquero correnti quali il Brutalismo, il Neoliberty, il Neoeclettismo, e soprattutto il Neorazionalismo che raccoglieva al suo interno diverse scuole di pensiero tese a recuperare la cosiddetta “forma pura” nell’intento di promuovere un’architettura che tenesse in maggior conto la funzione dell’opera o dell’oggetto, più che della forma.

Nel contesto artistico degli anni Sessanta nasce una corrente artistica denominata Minimal Art che diventa presto una tendenza anche nell’ambito dell’architettura e del design: il Minimalismo, che è la riduzione alle forme geometriche pure ed elementari, in altre parole l’essenzialità è qualità.

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Dopo l’impulso degli anni Venti, negli anni Cinquanta-Settanta, al Politecnico di Milano geniali intellettuali hanno progettato,  ognuno con la propria scuola di pensiero, i nuovi criteri di sviluppo della città che avrebbero dovuto rispondere alle nuove richieste di ambienti e spazi derivanti dal ‘boom’ economico.  Purtroppo, malgrado le proposte di questi intellettuali, proprio in quegli anni è stato perpetrato il saccheggio del territorio.

Sempre in quegli anni invece il Design si sviluppò con oggetti di qualità, utili e molto funzionali.

Tra gli anni ottanta e i novanta si ebbe un vero e proprio fenomeno di deindustrializzazione del territorio, che non fu accompagnato dalla nascita di nuove attività. Milano e il suo hinterland non riuscirono a mantenere il tasso di sviluppo precedente, le grandi aree della deindustrializzazione furono assalite dai corsari della speculazione edilizia, e i rigorosi modelli di architettura si trasformarono nella cosiddetta “soap architettura”.

Milano tuttavia, malgrado la crisi economica in atto e i disdicevoli eventi di quegli anni, ha saputo reagire; la nuova generazione di intellettuali ha iniziato nuovamente a confrontarsi sui principi estetici ed ambientali dettati dalla globalizzazione. E questi intellettuali “globali” in sinergia con imprenditori “virtuosi” hanno saputo dare un nuovo impulso al Politecnico di Milano.

Per far fronte alle nuove necessità, sono stati creati dei corsi di laurea specifici, quali per esempio Disegno Industriale, Disegno della Comunicazione Visiva e Disegno d’interni.

I risultati si vedono nelle varie manifestazioni e nella ripresa del mercato.

L’architettura e il design hanno la stessa matrice culturale, con la differenza che il design deve sottostare maggiormente alle leggi del mercato, l’oggetto deve avere una funzionalità specifica, facile da produrre e da vendere,  e che incontri il gradimento del pubblico.

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