L’Italia è il paese che nell’Ocse ha per gli uomini l’età di uscita “effettiva” per pensionamento più bassa rispetto a quella di vecchiaia legale. Lo scrive l’Ocse nel «Panorama sulle pensioni 2017» secondo il quale nel 2016 ci sarebbero stati tra l’età di uscita per vecchiaia (66,7 anni) e quella media effettiva 4,4 anni di differenza, il divario più alto nell’area Ocse. Si esce quindi abbondantemente prima dei 63 anni. In media nell’area Ocse il divario tra età legale ed effettiva di uscita per pensionamento è di 0,8 anni per gli uomini e di 0,2 anni per le donne.

In pensione a 71 anni e 2 mesi è però la prospettiva – secondo i calcoli dell’Ocse – per il ventenne italiano, nato nel 1996, che ha iniziato a lavorare nel 2016, se avrà una carriera lavorativa senza interruzioni e se saranno applicate le attuali regole. Sarà l’età di ritiro dal lavoro più alta dell’Ocse, dopo quella dei danesi che dovranno attendere fino ai 74 anni e sarà sopra la media dei Paesi industrializzati, stimata attorno a 65,5 anni. E questo anche se il rapporto Ocse, d’altro canto, sottolinea che l’Italia è uno dei Paesi che attualmente dedica più risorse alle pensioni, ha una delle età effettive di pensionamento più basse ed è uno dei Paesi più sfavoriti dall’andamento demografico, con il tasso degli “over-65” destinato a impennarsi nei prossimi decenni rispetto alla popolazione in età lavorativa. Un quadro che nell’Economic Outlook semestrale pubblicato la scorsa settimana ha indotto l’Ocse a raccomandare all’Italia di non toccare le norme sulle pensioni in vigore, in particolare il legame con l’aspettativa di vita.

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PNR