Questa settimana PNR è promossa da YourCFO. Voglio ringraziare Andrea Pietrini e tutta la squadra di YourGroup per il prezioso sostegno.

PNR è così entrata in una nuova fase. Da una semplice email di aggiornamento dedicata a pochi amici, sta diventando un canale di discussione pubblica, conuna mission ben precisa, e soprattutto con tanti contributi e interazioni da parte della nostra comunità. Il nostro futuro nasce qui.

Su La Stampa ho avuto modo di argomentare che i Baroni universitari sono una metastasi che sta impoverendo i nostri atenei. Ma vogliamo davvero liberarcene?Molti lo affermano a parole, non nei fatti.

I baroni sono presenti nelle università da sempre. In passato coltivavano l’eccellenza e ottenevano qualità. Con la massificazione dell’istruzione e la necessaria spartizione del potere alimentano mediocrità. Per sbarazzarci di loro e della loro corruzione non funziona l’approccio idealista e storicista per cui lo Stato garantisce trasparenza e meritocrazia attraverso i concorsi. Non esistono concorsi perfetti e giudici giusti.

I concorsi vanno aboliti nelle università (il concorsone nazionale) come nella PA. Ciascun ente deve poter assumere liberamente sul mercato, come succede per le imprese. Non è semplice. I burocrati vi si oppongono. Va modificata la Costituzione, eliminato il valore legale del titolo di studio e cambiato il ruolo giuridico degli atenei e della PA. Va fatto se vogliamo diventare attrattivi e competitivi.

Nelle nostre università c’è un altro male che si sta diffondendo rapidamente. E’ quello dell’appiattimento, cioè dell’annichilmento del dibattito, e quindi di opinione discordante. E’ un paradosso. Le scuole dovrebbero stimolare il confronto. Non è più così.

Questo fenomeno sta dilagando rapidamente in tutta la società. I media sociali ne stanno amplificando gli effetti. Qui non si va per dialogare. Si va per trovare conferma delle proprie opinioni, possibilmente negando quelle altrui senza argomenti oggettivi.

Dovremmo essere allarmati. In questa fase storica di rapidi e profondi cambiamenti c’è proprio bisogno di un discorso pubblico e di un confronto aperto dalle cui idee dovrebbero emergere:

  • Un’analisi articolata di quello che sta succedendo e
  • Una serie di soluzioni da sperimentare nel tempo, misurandone i risultati.
Senza il disaccordo su opinioni diverse non si aumentano le conoscenze. Si finisce per restare fermi. Così in Italia il dibattito è fermo, come il paese. I dati economici finiscono per essere numeri da campagna elettorale, e basta. Torniamo a discutere.

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