di Andrea Pietrini

L’Italia, si è sempre detto, vanta grande imprenditorialità, ma scarsa managerialità.

Le ragioni sono molte: un vasto tessuto di PMI a controllo e gestione familiare, poca propensione ad aprire il capitale a terzi, un sistema bancario più abituato a finanziare il patrimonio dell’imprenditore e dell’impresa che i business plan, una certa tendenza a prediligere la fiducia alla competenza, e così via…

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Questi presupporti hanno prodotto un “ecosistema” fragile, che investito dall’apertura dei mercati a dalla globalizzazione, con la crisi bancaria degli ultimi anni ha mostrato definitivamente la corda.  Crisi peraltro a mio parere che vede tra le cause proprio la scarsa managerialità a livello di aziende e a livello di banche.

Fatta questa premessa, un settore che si sta affermando in Italia e che potrebbe aiutare a superare questo problema è quello della managerialità flessibile –  temporary management o management in service.

I vantaggi di questo modello – che consiste nell’affidamento della gestione di un’impresa o di una sua parte a manager altamente qualificati e motivati, al fine di garantire continuità all’ organizzazione, accrescendone le competenze manageriali esistenti, e risolvendone al contempo alcuni momenti critici, sia negativi (tagli, riassestamento economico e finanziario) che positivi – e che all’estero ha un grandissimo successo, appaiono evidenti:

·       Apporta all’azienda competenze di grande qualità;

·       E’ flessibile nei tempi e nelle modalità di intervento;

·       E’ efficiente in termini di costi;

·       E’ percepito come meno impegnativo per l’imprenditore in quanto non c’è nessuna complicazione al termine dell’incarico;

E se fossero proprio questi vantaggi a creare i presupposti per una managerializzazione più compiuta del nostro sistema di piccole e medie imprese, che potrebbero “testare” i benefici evidenti di un manager esperto in azienda per poi passare a forme più strutturate e stabili che aiutino a mettere a terra con più efficienza ed efficacia le evidenti doti tecniche, creative e commerciali della classe imprenditoriale italiana?

Le crisi sono sempre foriere di novità e di nuove opportunità. Che dalle ceneri di un sistema basato spesso sull’imprenditore come “un uomo solo al comando”, anche all’aiuto di questa forma di managerialità, possa risorgere un modello più “moderno” e orientato al mercato dove a fianco dell’imprenditore ci sia un gruppo di manager specialisti che lo possano affiancare nell’affrontare mercati sempre più complessi e interrelati dove il fiuto e l’intuizione geniale non bastano più?

Io penso che sia possibile e che per questo motivo si debbano favorire, promuovere e far conoscere tutte queste forme di “nuova managerialità” che elevino in maniera rapida ed efficiente il tasso di competenze delle nostre aziende.

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PNR