Affaritaliani.it, 21 maggio 2017

Quando lo Stato deve raccattare soldi per porre rimedio alle sue inefficienze fa presto a prendersela con i nostri vizi.  E’ la solita contraddizione delle democrazie non Liberali: fumare fa male. Ti tasso così fumi meno. Ma più fumi più incasso, e provo – senza successo – a porre rimedio ai miei buffi.

Paganini Non Ripete - e-zine Road to the Future

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Con la manovrina che la Commissione Bilancio della Camera si appresta a discutere, il Governo intende racimolare una cifra pari a 83 milioni nel 2017 e 125 milioni nel 2018 dalla tassazione delle sigarette. E’ una previsione, che come tale potrebbe risultare errata. La tassazione sul tabacco è molto complessa, e lì si annida il diavolo.

Così l’incremento fiscale potrebbe non colpire tutte le sigarette, ma solo le fasce di prezzo medio basse. In altre parole, alcune marche rischiano di subire la tassazione altre no.

Perché?  Chiedere al Governo.

Da un Governo di Sinistra – piuttosto – ci saremmo aspettati il contrario: tassa sui prodotti più cari.

Una soluzione meno gravosa per i cittadini e lo Stato (pieno di debiti), e più efficace ci sarebbe: distribuire l’accisa su tutti i prodotti del tabacco. Come? Con un aumento bilanciato dell’incidenza e dell’onere fiscale minimo che abbia un impatto equo per tutte le fasce di prezzo.

Ci sarebbero altre strade. Una per esempio, rimodulare le imposte di consumo sui liquidi delle sigarette elettroniche che contengono nicotina, cioè quei prodotti che in passato sono stati tartassati grossolanamente con risultati pessimi. Il gettito stimato risulterebbe fra i 100 e 120 milioni. Sempre di stima si tratta, ma è un settore che a diversità delle sigarette e con una tassazione magari meno pesante di quella attuale, si prevede in crescita. Inoltre si potrebbe allineare la tassazione dei prodotti di nuova generazione che utilizzano tabacco riscaldato, e che oggi godono di uno sconto all’Italiana del 50% per presunto minor rischio. E’ una lobby smart.

E’ una proposta che per altro introdurrebbe equità in un settore che sta sperimentando una profonda trasformazione. Una cosa non cambierà mai però: l’ottusità dello Stato.

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PNR